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TAV: mezzo scivolone di Marco Travaglio a “Servizio pubblico”. Censura la Torino-Lione ma promuove la Milano-Salerno!

29 marzo 2013

Un servizio non proprio all’altezza delle esigenze di un’informazione corretta e completa quello che, questa volta, ha reso Marco Travaglio ieri sera alla puntata “Ancora qua” di “Servizio pubblico”.

Rispondendo all’on. Nunzia De Girolamo, che lo interpellava sui progetti TAV, il vicedirettore de “il Fatto Quotidiano”, cronista sempre molto documentato, ha dichiarato: “Sono totalmente contro il TAV, cioè il Treno ad Alta Velocità Torino Lione. Non contro l’Alta Velocità in genere. Perché io ho sentito dire della gente: “Ah! dipendesse da voi non avremmo la Milano-Salerno”. La Milano-Salerno è per i passeggeri, per arrivare prima. Il TAV Torino Lione è per le merci, è per far arrivare mezz’ora prima le merci a Parigi noi ci sventriamo un’intera valle con tutti i rischi ambientali che ci sono, e spendiamo 20-24 miliardi per un cantiere che finirà nel 2035!”.

La valutazione sull’assurdità del progetto Torino Lione è certamente corretta e condivisibile. Non altrettanto lo è, a giudizio di Idra, la ‘promozione’ – un po’ semplicistica e acritica – della TAV Milano-Salerno.

Limitandosi anche solo a quello che testimonia la realizzazione della TAV Bologna-Firenze (il cui esercizio, preventivato per l’anno 2003, è stato possibile avviare solo a dicembre 2009…), sono almeno tre infatti i buoni motivi per esprimere un giudizio ben diverso: la crescita esponenziale dei costi pubblici (e dunque l’erosione sistematica di risorse erariali per effetto della perversa architettura finanziaria degli appalti); il violento impatto ambientale dei progetti e delle modalità di cantierizzazione (lo attestano le falde, le sorgenti e i torrenti essiccati sotto l’Appennino tosco-emiliano); la mortificazione del diritto della stragrande maggioranza dei cittadini a una mobilità decorosa ed economica, con la quasi abolizione dei servizi intercity (su una tratta pur breve come la Firenze-Bologna) a vantaggio dei costosi treni AV, e il deterioramento dei servizi per i pendolari.

Eppure Marco Travaglio ben dovrebbe conoscere queste circostanze, se ha curato – come ha curato – la prefazione del saggio “Le grandi opere del Cavaliere”, di Ivan Cicconi, vera e propria summa delle condizioni inaccettabili in cui si impone al Paese il cosiddetto “modello TAV”. Proprio a Firenze, che oggi lotta contro il progetto di doppio sottoattraversamento TAV e di faraonica stazione Foster, Marco Travaglio ha presentato quel libro, con l’autore, a gennaio 2005. E ancora a Firenze, a ottobre 2005, Marco Travaglio ha partecipato con Idra e l’ing. Cicconi a un dibattito pubblico sul tema “Grandi opere, grandi affari: cosa sarà di Firenze nel 2010?”.

Idra chiede quindi al vicedirettore de “il Fatto Quotidiano” la cortesia di voler precisare, già a partire dalla prossima puntata, il contenuto delle affermazioni di ieri a “Servizio pubblico”. Ricordando che molti altri fronti di opposizione alla Grande Opera chiamata TAV sono attivi in Italia. Non solo in Val di Susa e lungo il restante grottesco “Corridoio 5”, fra Venezia, Trieste e Lubiana; ma anche fra Milano e Genova (progetto di “Terzo Valico”), fra Verona e Monaco e, appunto, nella città di Firenze, patrimonio mondiale dell’UNESCO.

Non guasterebbe infine, osserva Idra, che il “caso Firenze”, dove il sindaco Matteo Renzi ha avallato in cambio di 80 milioni di euro pubblici (mai ricevuti?) stazione sotterranea e doppio tunnel TAV, venisse sollevato un po’ più spesso, e con adeguata documentazione, anche nel nuovo Parlamento, presso i media e in rete dalle forze culturali e politiche che dichiarano la propria netta contrarietà all’inconsulto salasso erariale TAV.

Sabato 23 marzo ancora una grande manifestazione popolare in Val di Susa, per l’alternativa costruttiva alla TAV Torino-Lione

21 marzo 2013

Idra esprime solidarietà alla Valle che resiste, e si appella alle istituzioni: “Se non volete ascoltare la Valle, ricordate almeno il disastro della TAV in Toscana. E non trascurate gli avvertimenti della BCE, per non far andare il Paese in bancarotta!”.

Sabato 23 marzo, ancora una grande manifestazione popolare in Val di Susa. Ancora una volta, non contro qualcosa o qualcuno, ma in alternativa al modello TAV, massiccia e sistematica dissipazione di risorse erariali e ambientali, e – paradossalmente, è un vero en plein – aggravamento delle criticità nei trasporti.

Restano infatti del tutto valide le ragioni dell’appello alla desistenza dalla TAV Torino-Lione contenute nelle “Osservazioni” della Comunità Montana della Bassa Val di Susa e Val Sangone e  trasmesse il 28 marzo 2012 al presidente del Consiglio Mario Monti.

L’associazione di volontariato ecologista fiorentina Idra esprime, come di consueto, la propria solidarietà al popolo della Valle. Gli anni, tuttavia, sembrano passare inutilmente: nessun segno di buon senso e di ripensamento, per una buona amministrazione della cosa pubblica, appare provenire dalle istituzioni.

Nemmeno l’esperienza toscana – incredibilmente! – pare impartire alcun utile ammaestramento agli enti decisori della TAV italiana.

Eppure, proprio in questi giorni, la Corte di Cassazione ha corretto la precedente sentenza di appello, sostanzialmente assolutoria, nel processo penale per i danni TAV in Mugello e a Monte Morello.

Eppure, una nuova inchiesta della Procura di Firenze ha interessato persino i lavori propedeutici del sottoattraversamento TAV per il Nodo ferroviario fiorentino. Le indagini, secondo notizie di stampa, avrebbero portato alla luce “un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata”.

In tale contesto, Idra segnala il recentissimo rapporto della BCE dal titolo “Fiscal stimulus in times of high debt” («Lo stimolo fiscale in tempi di alti deficit»). Lo studio prende in esame i parametri economici e finanziari di 17 stati europei dal 1970 al 2010, per individuare la relazione tra l’aumento della spesa degli Stati e degli investimenti pubblici da una parte, e il PIL e gli investimenti privati dall’altra. La conclusione è che per i Paesi che hanno un debito pubblico elevato - e quello italiano è stratosferico! - la leva di maggiori investimenti si è rivelata inefficace, mentre nuovi stimoli di tipo fiscale si sono rivelati controproducenti.

Questo quindi l’appello di Idra alle istituzioni: “Se non volete ascoltare la Val di Susa, ricordate almeno il disastro TAV in Toscana, e le sofferenze di Bologna. Non trascurate gli avvertimenti della BCE, se davvero volete evitare il disastro…!”.

Riparte il processo per i danni TAV in Mugello: la Cassazione corregge la sentenza di appello. Idra plaude ma riflette sui ritardi del sistema-giustizia.

19 marzo 2013

“E meno male!”, commenta Idra, l’associazione di cittadini semplici, parte civile nel processo TAV per i danni in Mugello e a Monte Morello, che dal 1994 contesta la “grande opera” mangia-legalità, la sua massacrante architettura finanziaria, la spavalda disinvoltura con cui una classe politica trasversale ancora oggi fortissimamente vuole imporla al Paese.

Meno male! Ma ancora male, appunto, se si pensa a un sistema-giustizia-carrozzone che, a distanza di 15 anni dai primi danni conclamati causati dalla TAV all’ambiente dell’ecosistema appenninico, che non ha risparmiato Siti di Importanza Comunitaria tutelati (a parole) dall’Europa, non si mostra in grado di emettere un giudizio definitivo.

Idra accoglie comunque con soddisfazione e gratitudine il pronunciamento della suprema Corte, che serva da monito quanto meno ai patron delle altre TAV d’Italia, a partire da quella progettata sotto la città UNESCO chiamata Firenze. Una TAV solo apparentemente avversata dal sindaco Matteo Renzi, che il 3 agosto 2011 ha pensato bene di chiedere in contropartita al sottoattraversamento di Firenze e alla faraonica stazione Foster – secondo una logica compensativa rivelatasi perdente dappertutto! – 80 milioni di euro cash (mai ricevuti?).

Questa classe politica (di cui il sindaco di Firenze Matteo Renzi appare membro a tutto tondo) ha portato Firenze sull’orlo di uno scavo ciclopico che da tempo paventiamo sia destinato a rimanere incompiuto. Sulle procedure di attuazione del progetto, la magistratura inquirente ha ipotizzato – secondo quanto è comparso sugli organi di informazione – la presenza di reati inquietanti (materiali pericolosi e di scarsa qualità, macchinari inadeguati, truffa allo Stato, frode, corruzione, con l’ombra della camorra sullo smaltimento dei rifiuti e il sospetto di favori negli appalti alle Coop rosse). Questo, prima ancora che lo scavo cominci!

Questa stessa classe politica insiste a volere decine di km di tunnel, valichi e corridoi di dubbia utilità in Val di Susa, fra Milano e Genova, fra Verona e Monaco, fra Venezia, Trieste e Lubiana. Ma non è così che si mettono a posto i conti, ribadiamo! L’Italia ha bisogno di treni per milioni di pendolari, risanamento idrogeologico, tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, sistema formativo e sanitario all’altezza dei bisogni e della dignità di un paese civile!

TAV a Firenze e concordato preventivo Coopsette

7 febbraio 2013

http://www.ilrestodelcarlino.it/reggio_emilia/economia/2013/02/06/841928-coopsette-concordato-preventivo.shtml

Il nodo finanziario è arrivato al pettine. Prima o poi doveva succedere.

A questo punto, di risanamento aziendale si deve parlare non solo a proposito di Coopsette, ma anche di Azienda Italia e relative “Grandi Opere”. E’ arrivato il momento in cui non si può più fare a meno di ragionare.

Questa classe politica ha portato Firenze sull’orlo di una Grande Buca, la stazione AV Foster, che da tempo paventiamo destinata a rimanere incompiuta. E insiste a volere decine di km di tunnel, valichi e corridoi faraonici di dubbia utilità in Val di Susa, fra Milano e Genova, fra Verona e Monaco, fra Venezia, Trieste e Lubiana. Non è così che si mettono a posto i conti, presidente Monti e alleati trasversali! L’Italia ha bisogno di treni per milioni di pendolari, risanamento idrogeologico, tutela e valorizzazione dei beni culturali e ambientali, sistema formativo e sanitario all’altezza dei bisogni e della dignità di un paese civile!

TAV ED ELEZIONI POLITICHE: COME SI FA A PROSPETTARE ALLA VAL DI SUSA UN CANDIDATO CON “COLPA GRAVE” PER DANNO ERARIALE?

29 gennaio 2013

ATTO PRIMO

A luglio 1995 i presidenti delle Giunte regionali dell’Emilia Romagna Pierluigi Bersani e della Toscana Vannino Chiti firmano l’OK alla costruzione della tratta TAV Bologna-Firenze. Chiti, in particolare, lo fa dopo che i Comuni del Mugello hanno opposto una fiera resistenza, e i servizi tecnici della Regione hanno espresso sul progetto pareri assai poco incoraggianti.

Ma la Giunta Chiti promuove, pubblica e pubblicizza anche uno studio comparato sulle politiche dei trasporti in Europa e in Italia: clamoroso autogoal! Alla Conferenza regionale dei trasporti del giugno ’97 fa notizia la severa stroncatura che quel saggio (Ambiente & trasporto, Verso una riconciliazione sostenibile) riserva alla politica della Regione Toscana proprio in materia di infrastrutture (Variante di Valico autostradale e Alta Velocità ferroviaria): un caso-scuola di cattiva amministrazione delle risorse pubbliche.

“Gli effetti sul trasporto delle due infrastrutture non sono stati valutati contestualmente, né è stata fatta una analisi sul ruolo da assegnare nell’immediato futuro alle tre principali modalità di trasporto: strada, ferrovia e cabotaggio marittimo. Quest’ultimo è stato costantemente neglettato nelle discussioni sui due progetti, dimostrando la mancanza di una visione d’insieme del sistema di trasporto”. Sul piano delle tutele, “non c’è stata valutazione strategica dell’impatto ambientale, dell’assetto territoriale dell’area interessata, del sistema di trasporto futuro, delle aree socio economiche coinvolte. La VIA non ha riguardato gli effetti combinati dei due progetti ed è stata usata in ciascuno di essi per minimizzare gli effetti potenzialmente più negativi per l’ambiente”. Quel che è peggio, come rileva lo studio del ‘97, “gli aspetti finanziari non sono ancora divenuti problemi tali da imporre chiare scelte di priorità tra i vari modi di trasporto”. Oggi ne apprezziamo le conseguenze. Di qui la definizione assegnata alle scelte infrastrutturali fra Toscana ed Emilia (presidente di quest’ultima Giunta, all’epoca, Pier Luigi Bersani): “politica di lusso”, dove “si tende a finanziare comunque le opere progettate e spesso differenti attori (ferrovie, autotrasportatori, autostrade, etc.) si aiutano, più o meno consapevolmente, nel promuovere i propri specifici progetti”, in omaggio ad un “prevalente credo nei paradigmi della crescita lineare”. Non è un caso dunque – e risulta qui che la Regione Toscana ne era ben al corrente – che il costo della TAV appenninica sia lievitato in maniera esponenziale: dagli iniziali 2.100 mld di vecchie lire, annunciati con una quota del 60% di capitali di rischio privati (progetto presentato ad agosto ’91 da Lorenzo Necci), ai 5.205 milioni € interamente pubblici (10.076 mld) che risultano dall’ultima schermata del sito web www.tav.it a dicembre 2004 (quel sito, e i suoi dati, sono poi scomparsi dalla rete). Altri 28 milioni di euro sono stati stanziati per il ‘ripristino ambientale’ dal Ministero dell’Ambiente e dal CIPE.

Letto il saggio, il presidente del Coordinamento dei Comitati e delle Associazioni contro i progetti di alta velocità (di cui Idra è filiazione) chiede con lettera raccomandata al presidente della Giunta Vannino Chiti: “Quanto è costato l’affidamento della ricerca? quante copie ne sono state prodotte e distribuite, e a che costo per l’Amministrazione? come intende la Giunta che Ella presiede giustificare di fronte all’opinione pubblica e al contribuente l’utilizzazione di denaro pubblico per uno studio i cui risultati non appaiono essere stati messi a frutto nelle scelte di politica dei trasporti?”. Vannino Chiti non ha mai risposto.

 

ATTO SECONDO

Dopo la durissima repressione dell’opposizione sociale in Val di Susa al progetto TAV-TAC da parte del governo Berlusconi, mentre è in corso il mega-procedimento penale per i gravi danni ambientali provocati nell’Appennino dalla costruzione della tratta TAV Firenze-Bologna, e quando da un anno si lavora alla demolizione e al rifacimento di un primo tratto di 660 metri della galleria Firenzuola, realizzata nelle argille con cemento non armato (i tratti di galleria da demolire in quell’area ammonteranno alla fine a circa 2 km!), a febbraio 2006 Vannino Chiti, coordinatore per le Relazioni politiche e istituzionali della segreteria nazionale Ds, osanna il ‘modello Mugello’.

A lui Idra scrive per chiedere come si può fare a sostenere che“per controllo sull’impatto ambientale, i 78 km del tracciato rappresentano un esempio considerato a livello mondiale”, che “rispetto alla media italiana anche i tempi di costruzione sono ragionevoli”, che “mai nella storia del nostro paese un’opera pubblica è stata più controllata di questa”, che “l’esperienza vissuta dal Mugello (…) proprio partendo dai fatti e dai risultati sembra positiva”, che “il Mugello rappresenta un modello per realizzare le grandi opere di cui il nostro paese ha bisogno per tornare ad essere competitivo”, che la tratta appenninica TAV “è una grande opera italiana, la più grande dal dopoguerra ad oggi” e che, “decisa e attuata dal governo di centrosinistra guidato da Romano Prodi”, essa è stata realizzata “attraverso una esemplare collaborazione con le regioni Toscana ed Emilia Romagna, la Tav e il Cavet”. “Riesce davvero difficile a noi comprendere – chiude Idracome Ella possa dirsi “soddisfatto di aver contribuito alla sua realizzazione”: se i dati che a noi risultano rispondono al vero, crediamo che le conclusioni da tirare dovrebbero essere alquanto meno enfatiche e più realistiche”.

Vannino Chiti non ha mai risposto.

 

ATTO TERZO

“Questo processo ha fatto emergere che Ministero e Regione potevano e dovevano sapere prima quello che sarebbe successo e poi ciò che è accaduto davvero. Ha fatto emergere che Ministero e Regione avrebbero dovuto anche voler sapere ciò che stava accadendo e prevenirlo, e ciò controllando l’operato di CAVET, per evitare i danni, tutelare i cittadini ed il paesaggio. [...] Riteniamo quindi che Ministero e Regione non abbiano svolto questa loro funzione di tutela, e si ricordi che la funzione è proprio l’espressione da parte della P.A. non solo di un potere, ma anche, e forse soprattutto, un dovere. Per questo rimettiamo al giudice di valutare se rimettere con sentenza gli atti alla Corte dei conti ai sensi dell’art. 129 III comma c.p.p. con riferimento all’operato del Ministero dell’Ambiente e della Regione Toscana qualora si ravvisi come questa Procura ravvisi un caso in cui si è cagionato un danno erariale”. Così il Pubblico Ministero Gianni Tei, il 10 aprile 2008, al termine della requisitoria pronunciata in Tribunale dopo gli ingenti e irreversibili danni alle risorse ambientali procurati – come attestano gli atti del processo di Firenze – dall’esecuzione del progetto di tratta TAV fra Firenze e Bologna.

Un anno e mezzo dopo, a novembre 2009, Vannino Chiti e Claudio Martini hanno voluto anticipare pubblicamente la notizia dell’avvenuto “invito a dedurre” da parte della Corte dei conti, rivolto a loro e a numerosi altri politici e dirigenti, locali e centrali. Si sono domandati «come si fa a essere danneggiati e danneggiatori al tempo stesso», dato che all’epoca la Regione Toscana da loro amministrata aveva ottenuto un risarcimento di 50 milioni di euro come parte lesa nel procedimento penale a carico di CAVET presso il Tribunale di Firenze. In realtà, la Regione, istituzione pubblica, e i suoi amministratori, decisori politici, non possono essere considerati lo stesso soggetto. Il risarcimento alla Regione è un indennizzo alla Comunità, non alle Giunte. E se le risorse della Regione sono state danneggiate sia dall’azione dei privati sia da quella dei decisori pubblici, ebbene allora appare non solo legittimo, ma persino doveroso, individuare e perseguire tutti gli eventuali profili di responsabilità personale.

Il procedimento per danno erariale (circa 14 milioni di euro) a carico di Vannino Chiti, Claudio Martini e gli altri assessori e dirigenti coinvolti, in cui l’Associazione Idra è intervenuta ad adiuvandum, si conclude il 31 maggio 2012 con una sentenza di prescrizione. Ma non senza l’attestazione di una “condotta gravemente colposa”.

“Dall’esame degli atti e dalle risultanze dibattimentali, è emerso, in modo inequivocabile, che il comportamento, da cui è derivato il danno erariale contestato dalla procura (correttamente definito patrimoniale in quanto relativo all’accertata dispersione delle ingenti risorse idriche), è quello tenuto, per la parte di rispettiva competenza, dai convenuti che, come dettagliatamente indicato nell’atto di citazione, agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, – pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole dì informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate, – procedettero all’approvazione dei progetti.  La loro condotta, dunque, non può che qualificarsi come gravemente colposa e, come tale, definirsi, ai fini evidenziati, quale originatrice del fatto illecito da cui è promanato il danno il cui verificarsi, secondo la prospettazione accusatoria, va fatto risalire al periodo in cui essi rivestivano i rispettivi incarichi istituzionali che vanno identificati: – per i componenti delle due giunte regionali, nelle legislature che coprono l’arco di tempo dal 1990 al 2000; – per l’arch. Biagi, dal luglio 1994 al 2000; – per l’arch. Pera, dal novembre 1992 al settembre 1996. Da tali incarichi i predetti risultano cessati nelle date a fianco di ciascuno indicate, tutte precedenti al periodo coperto da prescrizione”.

Ci si chiede dunque quale autorevolezza e credibilità possa vantare in materia TAV il candidato Vannino Chiti, paracadutato dalla Toscana infelix nel Piemonte della Val di Susa. Proprio là dove si è espresso al massimo livello di maturità e consapevolezza, e con la più ampia condivisione sociale, l’opposizione alle Grandi Opere Inutili ed Erariovore che serpeggia ormai in tutta Italia, quando la crisi di cassa dello Stato, e di credibilità della sua classe dirigente, si esprime ormai in maniera palesemente drammatica.

TAV: il sen.Vannino Chiti è un candidato presentabile in Piemonte? Conferenza stampa di Idra a Firenze.

26 gennaio 2013

CONFERENZA  STAMPA

 

MARTEDÌ 29 GENNAIO 2013, ore 12.30

 

 

Gran Caffè Giubbe Rosse

Piazza della Repubblica 13/14 r,  FIRENZE – Tel. 055.21.22.80

 

 

Ma il sen. Vannino Chiti

è un candidato presentabile

nella terra dei Valsusini?

 

Da Firenze,

l’associazione ecologista Idra

documenta l’itinerario TAV

del vice presidente del Senato,

già presidente

della Giunta regionale toscana

 

Scacco matto in tre mosse:

i trasporti, l’ambiente, l’erario

INCHIESTA DELLA PROCURA DI FIRENZE SULLA TAV. FORSE FIRENZE È SALVA! FORSE L’ITALIA RESPIRA!

17 gennaio 2013

Se le cose stano davvero così, ancora una volta la realtà degli affari made in Italy super la fantasia: saremmo di fronte al gotha del peggio!

Se le cose stanno davvero così, le carte disvelerebbero un’osmosi perversa, poco meno che terrificante, fra potere politico, committenza pubblica, appaltatori privati e criminalità organizzata.

Se le cose stanno davvero così, allora ringraziamo i magistrati fiorentini perché questa volta hanno potuto anticipare brillantemente il danno (la vicenda della TAV in Mugello si è conclusa invece col danno irreversibile alle falde e la beffa delle prescrizioni per decorrenza dei termini). Forse Firenze è salva! Forse la legalità potrà tornare ad avere cittadinanza in Italia e cominciare finalmente a coniugarsi con la giustizia sociale e col diritto al futuro delle giovani generazioni. Un bel tema concreto da discutere nel dibattito pubblico, questo, e al tempo stesso un simbolo pregnante di ciò di cui la politica con la P maiuscola – e i media – dovrebbero forse iniziare ad occuparsi. Altro che Berlusconi vs Monti vs Bersani! Se sotto il coperchio sollevato dalla magistratura fiorentina c’è davvero il coacervo solidale di interessi che tutta la storia pregressa della TAV comunque documenta (grazie anche alla peculiarissima architettura finanziaria che la caratterizza), allora è ben altra la posta in palio: è in gioco non solo il buon governo della cosa pubblica, ma la stessa sostanza della democrazia!

Se, dopo tutte le vicende documentate nel procedimento penale per i danni ambientali irreversibili registrati fra la rossa Firenze e la rossa Bologna, ci si permette di continuare a progettare il sottoattraversamento niente meno che della città patrimonio mondiale dell’UNESCO nel modo descritto dalle carte dei magistrati inquirenti, allora è d’obbligo verificare tutta l’impalcatura TAV nel nostro Paese, sia in direzione retroattiva (pensiamo per esempio alla sicurezza dei 60 km di tunnel appenninico sprovvisti di galleria parallela di soccorso) sia in direzione dei progetti fortissimamente voluti da questo come dai passati governi, a danno oggettivo dei servizi ferroviari a disposizione della stragrande maggioranza (pendolare) della popolazione. Mentre anche solo per poche decine di chilometri, come quelle fra il capoluogo toscano e quello emiliano, scompaiono quasi del tutto i servizi intercity, con grave danno per le tasche dei contribuenti e per il diritto alla scelta fra opzioni e tariffe diversificate. Neppure il Capo dello Stato, ci risulta, ha mai manifestato un qualche disappunto di fronte a questa manifesta ingiustizia: e non ha mancato invece di benedire la TAV, pretesa “metropolitana veloce d’Italia”!

Quanto all’auspicio, formulato dal ministero delle Infrastrutture e Trasporti “che sia fatta al più presto chiarezza sulla vicenda della Tav di Firenze, un’opera strategica a livello territoriale e nazionale”, Idra ribadisce che, piuttosto che di un’opera strategica, si tratta qui invece di un danno strategico, sia a livello territoriale – perché minaccia di mettere a repentaglio una città preziosa al mondo – sia nazionale, per il danno erariale che potrà derivarne, dopo quello acclarato per la TAV in Mugello dalla sentenza emessa lo scorso 31 maggio 2012 dalla Corte dei conti a carico di ex membri di giunte della Regione Toscana dal 1990 al 2000, compresi gli ex presidenti Vannino Chiti (oggi vice presidente del Senato) e Claudio Martini, usciti indenni «per intervenuta prescrizione dell’azione risarcitoria». Errare (ammessa e non concessa l’involontarietà) è umano: perseverare è diabolico!

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