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La nuova sentenza fiorentina sui lavori TAV in Mugello: Idra scrive a Matteo Renzi e a Dario Nardella

29 marzo 2014

Idra scrive al premier Matteo Renzi, sindaco di Firenze fino a poche settimane or sono, e al vice sindaco reggente Dario Nardella, proponendo loro di considerare con grande attenzione i contenuti della sentenza con cui la Corte d’Appello di Firenze ha rideterminato pene e sanzioni a carico degli esecutori dei lavori per l’Alta velocità ferroviaria fra Firenze e Bologna, le motivazioni che la sostengono (non appena saranno pubblicate), e il messaggio etico-politico che ne promana.

“La sentenza conferma, a giudizio dell’Associazione ecologista, parte civile nel processo, due evidenze significative, delle quali – scrive Idra – converrà tener conto pensando al progetto di stazione sotterranea e doppio sottoattraversamento AV di Firenze.

La prima. I materiali da scavo non sono terra innocente e necessariamente innocua. Al contrario, risultano suscettibili di provocare supplementi importanti di inquinamento. I processi di estrazione, trasferimento e allocazione delle terre da scavo vanno dunque attentamente monitorati e controllati.

La seconda. L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Firenze sulle strumentazioni, le tecnologie e i materiali da impiegare per la realizzazione del doppio sottoattraversamento di Firenze rivela, ancor prima dell’avvio degli scavi, la presenza di una preoccupante inclinazione – da parte delle ditte impegnate nei lavori – a un’attenzione insufficiente alle esigenze di tutela dell’ambiente, della salute e della sicurezza”.

“Per quanto presumibilmente in sofferenza – aggiunge Idra – tenuto conto degli organici e delle dotazioni disponibili, e considerata la mole dei controlli necessari a fronteggiare in maniera efficace e con capacità di prevenzione l’indotto criminoso sovente associato nel nostro Paese alla realizzazione delle cosiddette “grandi opere”, ARPAT, Polizia Giudiziaria e Procura hanno potuto quanto meno porre l’autorità giudiziaria di Firenze in condizione di restituire visibilità a una quantità di reati ambientali, molti dei quali andati purtroppo prescritti”.

Secondo il presidente di Idra, Girolamo Dell’Olio, “non sarebbe saggio continuare a promuovere la TAV in una città d’arte come Firenze in condizioni di valutazione di impatto ambientale insufficiente, di affidamento degli appalti secondo criteri potenzialmente dannosi al buon governo della cosa pubblica, di gestione incerta delle metodologie di scavo, di qualità dubbia dei materiali da costruzione, di solidità finanziaria incerta delle ditte aggiudicatarie dei lavori, in un contesto di crisi economica di fondo”. “A risolvere la quale – conclude l’associazione ecologista fiorentina – non aiutano certo investimenti colossali di capitale pubblico capaci di produrre lavoro scarso e precario e scenari di perdurante rischio ambientale”.

Idra esprime gratitudine a tutti i soggetti istituzionali attivi nell’inchiesta conclusasi con la recente sentenza della Corte d’Appello, ai legali di parte civile, e in particolare allo Studio legale Luciani, che ha continuato ad assistere l’associazione fiorentina anche in questo quarto passaggio di giudizio.

 

Lettera da Firenze al nuovo premier Renzi

26 febbraio 2014

Firenze, 26.2.’14

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

dott. Matteo RENZI

centromessaggi.pcm@pec.governo.it

LETTERA DA FIRENZE

OGGETTO:    Progetto di Sottoattraversamento AV del Nodo ferroviario di Firenze e progetti TAV-TAC in Italia: richiesta di intervento correttivo da parte del Governo.

Signor Presidente,

quattro anni fa, a giugno 2010, Lei dichiarò, in relazione al progetto TAV che interessa la città di Firenze: «Faccio notare al governo nazionale che in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea. L’Alta velocità a Firenze c’è già e i treni veloci qui già si fermano. Perché se hanno un miliardo di euro da buttare via in questo modo non lo mettono sulla scuola?».

Dal 2010 a oggi il contesto economico non è mutato, signor Presidente, se non in peggio.

Gradiremmo sapere pertanto, adesso che ha raggiunto il ruolo di massima responsabilità in quel governo nazionale richiamato nella Sua dichiarazione del 2010, se Ella intenda dare concreta attuazione all’auspicio formulato, disponendo finalmente di opportuni strumenti di intervento.

 Di più.

Se allarghiamo lo sguardo dalla città di Firenze al resto d’Italia, è evidente come la cantierizzazione dei progetti TAV minacci di ingoiare non uno, ma parecchi miliardi di denaro pubblico.

Si tratta peraltro, nel caso delle linee TAV, di investimenti marcatamente labour saving e capital intensive. Esattamente l’opposto di quello che sembra occorrere oggi all’economia del nostro Paese: una spesa pubblica oculata e mirata, che si dimostri in grado di innescare processi di espansione dell’occupazione, e in particolare di opportunità di lavoro stabile e socialmente utile.

Le chiediamo quindi se Ella non ritenga opportuno e urgente mettere in agenda la cancellazione su tutto il territorio nazionale, con opportune misure di salvaguardia dell’erario, del gigantesco esborso TAV, più volte censurato – per le dimensioni esponenzialmente crescenti e per l’architettura finanziaria perversa – dai principali organismi di controllo contabile.

Ella condividerà infatti, immaginiamo, che ben altre appaiono essere le priorità materiali e morali del Paese da cui ripartire, se davvero si intende cambiare verso: da L’Aquila (e l’Abruzzo) a Modena (e l’Emilia) terremotati, dalle montagne che franano alle pianure che si allagano, dalla scuola (indecente nell’edilizia e nell’organizzazione) al patrimonio culturale (mesta cenerentola, e dovrebbe esser regina!). Senza contare, restando anche sul solo terreno del trasporto pubblico, l’esigenza di rispettare i diritti – fin qui conculcati – dei viaggiatori pendolari, la grande maggioranza della popolazione chiamata – in nome della tutela dell’ambiente e della qualità della vita – ad avvalersi del trasporto su ferro.

Auspichiamo un cortese riscontro.

Il presidente

Girolamo Dell’Olio

Renzi premier fra scuola e TAV

22 febbraio 2014

“Faccio notare al governo nazionale che in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea. L’Alta velocità a Firenze c’è già e i treni veloci qui già si fermano. Perché se hanno un miliardo di euro da buttare via in questo modo non lo mettono sulla scuola?”. Con queste parole Matteo Renzi sindaco di Firenze stroncava quattro anni fa, era il giugno 2010, il progetto di stazione faraonica TAV sotto il centro di Firenze, patrimonio mondiale UNESCO dell’Umanità.

 

Cinque anni prima, a novembre 2005, Matteo Renzi presidente della Provincia di Firenze aveva organizzato a Palazzo Medici Riccardi con TAV SpA una mostra celebrativa dal titolo “Firenze Bologna: Sotto e Sopra l’Appennino”, proprio mentre nel Tribunale di Firenze si celebrava il processo per i danni ambientali che la TAV, quella TAV, aveva causato alle acque e al territorio di Siti incontaminati classificati “di Importanza Comunitaria”, sotto e sopra quell’Appennino. “Un’opera comunque straordinaria”, scriveva Renzi nell’opuscolo di presentazione della mostra, dove “i momenti difficili hanno però visto sempre in prima linea le istituzioni, a partire dalla Provincia di Firenze, in un ruolo di tutela dei diritti e dei legittimi interessi delle popolazioni interessate dai lavori, dell’ambiente e del territorio”. Si è appena riaperto, sulle conseguenze di quella cantierizzazione, un nuovo processo di appello a Firenze.

 

Ad agosto 2011, infine, Matteo Renzi sindaco di Firenze monetizzava la resa della città alla TAV: il definitivo ok alla stazione faraonica e al doppio sottoattraversamento contro-falda in cambio di 80 milioni pubblici cash promessi (quanti arrivati?) a Palazzo Vecchio.

Lo stesso giorno si perfezionava l’ultimo atto – maturato nei colloqui di Arcore – della cessione da parte del Comune di Firenze allo Stato della più grande e prestigiosa scuola media superiore della Toscana, l’ITI “Leonardo da Vinci”: il definitivo smantellamento di un’esperienza centenaria di autonomia gestionale, di organici stabili e collaudati, di continuità didattica, fucina di generazioni di tecnici di avanguardia, avveniva dietro richiesta esplicita al ministro Gelmini da parte di chi ciò nonostante sosteneva (e ancora sostiene?) che la spesa sulla scuola non è un costo ma un investimento (!).

 

Domanda: chi è l’uomo politico che giura oggi al Colle dichiarando guerra agli sprechi e ai carrozzoni?

È il politico che ha celebrato i fasti nefasti della cantierizzazione TAV del Mugello?

È il politico che ha consegnato il sottosuolo di Firenze a una mega-talpa poi bloccata, ancor prima di iniziare a operare, dalla Direzione Distrettuale Antimafia, e a conci poi giudicati dalla magistratura pericolosamente taroccati, anch’essi sequestrati a gennaio 2013?

O è piuttosto il sindaco indignado del 2010, che il miliardo e rotti di denaro pubblico (iniziali) per la TAV fiorentina avrebbe preferito vederli investiti, mettiamo, nella scuola?

 

Idra auspica che la versione premier 2014 assomigli a quella dell’indignado 2010.

A Renzi pervenuto al governo nazionale Idra fa notare quello che lui stesso ha dichiarato da sindaco. E cioè che “in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea. Perché se hanno un miliardo di euro da buttare via in questo modo non lo mettono sulla scuola?”

Di più. La TAV rischia di ingoiare non uno, ma parecchi miliardi e rotti di euro, se allarghiamo lo sguardo al resto d‘Italia. Un investimento capital ultra-intensive e labour ultra-saving: esattamente il contrario di quello che occorre all’economia. Dalle sponde dell’Arno Idra lancia dunque l’ennesimo appello a chiudere per sempre e su tutto il territorio nazionale, dall’alto di Palazzo Chigi, il delirante incubo erariale TAV: dalla Val di Susa a Genova, al Trentino, a Trieste, a Napoli, a Bari. Adesso Renzi versione 2010 ne ha facoltà. Sono, e sono sempre state altre le priorità morali e materiali del Paese con cui ripartire, se davvero si intende cambiare verso: da L’Aquila a Modena, dalle montagne (che franano) alle pianure (che si allagano), dalla scuola (indecente nell’edilizia e nell’organizzazione) al patrimonio culturale (mesta cenerentola, e dovrebbe esser regina!).

 

Sequestro ambientale a Paterno: Idra ringrazia la Procura e chiede un passo indietro al Comune di Vaglia

18 febbraio 2014

Sequestro ambientale a Vaglia: un successo per i cittadini, ogni tanto, non guasta.

Idra ringrazia la Procura fiorentina e le autorità che hanno svolto le indagini, e chiede un passo indietro al Comune di Vaglia.

 

L’associazione di volontariato Idra desidera esprimere la propria riconoscenza all’ARPAT, al Corpo Forestale dello Stato e alla Procura della Repubblica di Firenze, alla quale l’associazione aveva inoltrato lo scorso 20 gennaio un esposto sulla temuta emergenza ambientale a Paterno, nel Comune di Vaglia, alle porte di Firenze, allegando una segnalazione dei cittadini, articolata e puntuale, corredata di un’inquietante documentazione che risale fino allo scorso 1996, riferita a circostanze via via registrate nel corso del tempo. Oggetto, “paventati rischi per la salute pubblica e per la salubrità ambientale”.

 

In relazione alla vicenda di Paterno, nuova ‘terra dei fuochi’ venuta alla luce nella Toscana felix, destano non poche perplessità le dichiarazioni ufficiali dell’Amministrazione comunale di Vaglia rilasciate una decina di giorni prima del sequestro. Si legge infatti, fra le altre cose, nel comunicato emesso dal Comune di Vaglia il 7 febbraio scorso: “In relazione alla diffusione di notizie che creano allarme ingiustificato nella popolazione preme informare sulla questione relativa alla ex cava di Paterno. [...] L’Amministrazione ha di fatto provveduto a tutelare in maniera sostanziale l’area da più punti di vista ambientali riportandola alla sua destinazione originaria”.

Era davvero opportuno sdrammatizzare, in presenza di materiali abbandonati da anni sotto gli occhi di tutti (vedi le foto allegate, scattate a giugno 2011)? Non sarebbe stato piuttosto preferibile, e consono, che l’Ente pubblico teoricamente più vicino ai cittadini si facesse primo promotore di un’indagine un po’ più approfondita sul sito oggi posto sotto sequestro? Perché il Mugello deve continuare ad esprimere questa curiosa vocazione a svolgere il ‘lavoro sporco’ in materia ambientale, come documenta anche l’intera vicenda della TAV appenninica, e paiono evidenziare le recenti risultanze delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze sulle terre da scavo provenienti dal Nodo Alta Velocità  del capoluogo?

 

C’è almeno da auspicare, e Idra lo chiederà nelle prossime ore in una lettera indirizzata al primo cittadino di Vaglia, che l’Amministrazione comunale ritiri la proposta, inviata all’Amministrazione provinciale di Firenze lo scorso ottobre 2010, “di inserire il sito della ex cava Paterno nell’iter procedurale per le discariche, in modo tale da rendere idonea la suddetta area per accogliere anche rifiuti contenenti amianto (eternit)” (!). Una proposta che suona oggi particolarmente improvvida, tenuto conto anche della lamentata incidenza di decessi per tumore in quel territorio, meritevole forse quanto meno di un’attenta indagine epidemiologica.

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Corte di Cassazione, si riapre il 30 gennaio a Firenze il processo TAV

20 gennaio 2014

Sentenza della Corte di Cassazione, si riapre a Firenze il processo sui danni della TAV in Mugello: il 30 gennaio la prima udienza in Corte d’Appello.

Da Idra, parte civile, inevitabile una riflessione sul progetto TAV in cantiere nella città patrimonio dell’Umanità: conviene correre un rischio di “avvelenamento legalizzato”?

 

In attuazione della sentenza della Cassazione del marzo scorso, che aveva parzialmente corretto le deliberazioni del precedente secondo grado di giudizio, prende finalmente l’avvio in Corte d’Appello, il 30 gennaio prossimo a Firenze, il nuovo processo sui danni TAV in Mugello e a Sesto Fiorentino.

Nella precedente sessione di appello erano rimaste confermate le assoluzioni per una tipologia di danni causati dalla TAV alle falde acquifere, alle sorgenti, ai pozzi, ai torrenti, e di riflesso all’agricoltura e alla zootecnia. Involontari. E dunque non punibili. Mentre, sotto un altro profilo di danno, come sostenuto da Idra, parte civile, vi era stato un riconoscimento di responsabilità, seppure di natura civilistica.

Mette conto segnalare inoltre che, proprio per i danni alla falda acquifera dell’Appennino, il procedimento attivato su proposta dei pm presso la Corte dei Conti ha riconosciuto a maggio 2012 il “danno erariale”, anche se poi gli imputati (fra i quali uomini politici tuttora in auge, come Vannino Chiti e Claudio Martini) hanno beneficiato della prescrizione.“Nello specifico, dall’esame degli atti e dalle risultanze dibattimentali, è emerso, in modo inequivocabile, che il comportamento, da cui è derivato il danno erariale contestato dalla procura (correttamente definito patrimoniale in quanto relativo all’accertata dispersione delle ingenti risorse idriche), è quello tenuto, per la parte di rispettiva competenza, dai convenuti che, come dettagliatamente indicato nell’atto di citazione, agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, – pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole dì informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate, – procedettero all’approvazione dei progetti.  La loro condotta, dunque, non può che qualificarsi come gravemente colposa e, come tale, definirsi, ai fini evidenziati, quale originatrice del fatto illecito da cui è promanato il danno il cui verificarsi, secondo la prospettazione accusatoria, va fatto risalire al periodo in cui essi rivestivano i rispettivi incarichi istituzionali” (Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Toscana, sentenza del 31 maggio 2012).

Adesso, su disposizione della Cassazione, si andranno a riesaminare in sede giudiziaria ordinaria le imputazioni di traffico e smaltimento illegale di rifiuti speciali e omessa bonifica, a carico di dirigenti e tecnici del Consorzio Cavet.

A parere dell’Associazione ecologista di volontariato Idra, questa circostanza suggerisce due inevitabili riflessioni.

La prima riguarda le modalità in cui si esercita certa ‘giustizia’ nel nostro Paese: sono passati ormai 16 anni (!) dai primi ingenti danni causati dalla TAV all’ambiente dell’ecosistema appenninico.

La seconda deriva dalla constatazione che la buona salute della società dovrebbe derivare da condizioni di civiltà condivisa, rispetto alle quali sembra si intenda procedere invece – ancora e caparbiamente – nella direzione opposta. L’attuale governo, con l’approvazione di tutto l’arco parlamentare ad eccezione del M5S, ha appena disposto l’invio dell’esercito nella “terra dei fuochi”, con lo scopo dichiarato di contrastare l’azione delle ecomafie. Peccato che, ad agosto 2012, il Ministero dell’Ambiente abbia anche approvato il decreto 161, che contravviene secondo illustri esperti in materia, come il dott. Gianfranco Amendola, alla normativa europea, in quanto derubrica le “terre da scavo” inquinate derivanti dalle grandi opere a non-rifiuto, liberalizzandone lo smaltimento. Ora, se avvelenare il territorio si può ‘per decreto’, contro chi dovrebbe, il governo, indirizzare oggi l’esercito? Forse contro sé stesso? O si pensa che l’“avvelenamento legalizzato” del territorio sia più tollerabile di quello illegale, solo in quanto istituzionale?

Grandi opere, inversione di rotta: la propone in Toscana il sindaco di Massa

25 novembre 2013

 Idra raccoglie e rilancia: a Firenze, città preziosa e idrogeologicamente fragilissima, Matteo Renzi segua l’esempio della Versilia!

Nella Firenze patrimonio mondiale dell’Unesco, alluvionata due volte negli ultimi 50 anni, neppure la più imponente inchiesta della magistratura in casa TAV è riuscita a scalfire la determinazione caparbia del centro-sinistra, in Comune e in Regione, a bucare per due volte la città perpendicolarmente alla falda per un servizio di lusso che, se mai verrà realizzato, gioverà a pochissimi.

Un segnale di prudenza e ragionevolezza arriva invece da un sindaco della Versilia: “I luttuosi eventi accaduti in Sardegna sono l’ultima conferma dell’ormai quotidiana drammaticità di situazioni che fino a pochi anno fa venivano qualificate come straordinarie”, scrive Alessandro Volpi, sindaco di Massa. Che aggiunge: “La fragilità dei territori, il dissesto idrogeologico, legato a una antropizzazione spesso selvaggia, uniti a una avvertibile modificazione climatica, creano una serie infinita di tragedie ambientali e umane. Occorre prendere atto dell’inderogabile esigenza di modificare la gerarchia delle priorità della spesa pubblica e delle regole di comportamento collettivo individuando nella prevenzione l’apriori logico dal quale far discendere qualsiasi altra scelta.

Idra raccoglie questo significativo messaggio proveniente da un territorio per tanti versi simile, quanto a delicatezza e vulnerabilità idrogeologica, all’area fiorentina, e lo propone all’attenzione del sindaco Matteo Renzi. È saggio condividere col sindaco Volpi, ritiene Idra, la convinzione che per trovare le risorse vanno rapidamente abbandonate le grandi opere, molte non più strategiche, per indirizzarle al risanamento della più grande infrastruttura nazionale cioè il territorio; manutenzioni straordinarie importanti, pulizie degli alvei fluviali, misure di tutela e di “correzione” del patrimonio edilizio caoticamente sedimentato nel tempo, rimozione del pericolo frane e altri progetti di natura strategica – questi sì – a cui abbinare sul versante della spesa corrente una costante manutenzione ordinaria”.

“Ci fa piacere trasmetterLe questa riflessione”, ha scritto stamani il portavoce di Idra a Matteo Renzi. “Frutto di un’analisi particolarmente acuta e completa, che meriterebbe forse un’attenta considerazione anche sulla scena dell’amministrazione della città di Firenze e della gestione del progetto TAV, peraltro abbondantemente compromessa – ma pur sempre incombente – dai risultati dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura”.

“In proposito”, conclude l’associazione ecologista fiorentina, “ci pare che siano davvero maturate invece le condizioni perché si restringa finalmente la forbice fra il Suo dire di qualche anno fa (“Faccio notare al governo nazionale che in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea”, giugno 2010) e il Suo fare (a partire dall’estate 2011, con l’ennesimo accordo per la realizzazione di un’opera che ne ha visti siglare davvero tanti, dal 1995 a questa parte…) in merito alla vicenda fiorentina della TAV. Non crediamo infatti che sia conveniente sconfessare fuori dalle mura della città patrimonio mondiale dell’UNESCO un’intera filosofia di investimenti pubblici sbagliati, e al tempo stesso autorizzarli (anzi: promuoverli!) proprio dentro quelle mura. In una Firenze, per giunta, delicatissima e oltremodo vulnerabile proprio sul piano idrogeologico, dove l’ultima volta l’Arno è esondato rovinosamente 47 anni fa, e i torrenti Mugnone e Terzolle (i cui bacini interferiscono con la stazione AV Foster) solo 21 anni or sono!”.

Il Tirreno, A. Volpi, Per risanare abbandoniamo le grandi opere, 24.11.'13, 1 Il Tirreno, A. Volpi, Per risanare abbandoniamo le grandi opere, 24.11.'13, 2

Fine del modello TAV!

21 novembre 2013

Come si fa a sostenere in queste ore che la cultura dev’essere al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese? Che questo stesso Paese si sta sfasciando a livello idrogeologico, e si dovrebbero destinare subito le primissime risorse disponibili alla tutela del territorio e alla messa in sicurezza delle scuole? Che gli scontri di Roma rivelano un imbarbarimento della politica?

E non dedurne che le ‘grandi opere’ come la TAV sono la prova plastica di un modello che è alla radice di tutti i nostri guai, e va quindi rapidamente abbandonato?

Le ‘grandi opere’ modello TAV sottraggono risorse ingentissime e strategiche alle priorità enunciate dopo le tragedie, e poi rimosse.

Complicano la stabilità di un territorio già fragile, ipotecando nuovo denaro pubblico per riparare i danni a venire.

Vengono decise contro il punto di vista delle amministrazioni pubbliche dei territori interessati, o attraverso consensi comunque viziati da scorciatoie procedurali, escludendo le popolazioni dall’informazione e dalla consultazione, come nel caso della stazione sotterranea di Firenze, in un contesto ‘rappresentativo’ che appare ogni giorno di più intrinsecamente debole e scarsamente convincente.

Senza parlare delle infiltrazioni (ma è un eufemismo) affaristiche, che ne fanno lievitare costi e tempi di realizzazione fuori da ogni standard di paese civile… Mugello e Firenze insegnano!

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