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Come e dove ‘sbloccare’ Firenze: non certo con la TAV! Idra scrive al sindaco Nardella.

5 giugno 2014

Dopo le anticipazioni di stampa sull’elenco delle opere che Palazzo Vecchio vorrebbe far ripartire e completare col decreto “sblocca Italia”, prima fra tutte il doppio sottoattraversamento TAV, l’associazione fiorentina Idra scrive – preoccupata – al neo sindaco Dario Nardella, suggerendogli ben altre priorità per la città.

“Il premier Matteo Renzi – ricorda Girolamo Dell’Olio al primo cittadino di Firenze – è bene al corrente dell’esistenza di ‘trucchi’ scientifici negli appalti che predeterminano danni certi e giganteschi all’erario”. E richiama in proposito le valutazioni espresse negli anni in fatto di grandi opere dall’Autorità per la Vigilanza sui Contratti Pubblici (ossia il meccanismo perverso del general contractor) e dalla Corte dei conti (che sottolinea l’iniquità intergenerazionale frutto degli sprechi istituzionalizzati di denaro pubblico).

“Il premier Matteo Renzi – prosegue nella sua nota Idra – è bene al corrente altresì dei contenuti micidiali (persino sul piano della sicurezza dei cittadini!) che l’inchiesta della magistratura fiorentina ha messo a nudo oltre un anno fa indagando sul business del sottoattraversamento fiorentino per i treni TAV”.

E ancora: “Il premier Matteo Renzi conosce bene, da ex presidente della Provincia e da ex sindaco di Firenze, le sentenze emesse dal Tribunale e dalla Corte d’Appello del capoluogo toscano sui gravi e irreversibili danni ambientali causati all’Appennino e all’economia collinare e montana dall’attuazione del progetto TAV”.

L’associazione Idra, parte civile nel procedimento penale a carico dei costruttori della TAV appenninica, e parte ad adiuvandum nel procedimento contabile attivato dalla Corte dei Conti per il danno erariale derivato dall’attuazione del progetto, ritiene che “non avrebbe senso quindi tornare a proporre in occasione del decreto ‘Sblocca Italia’, in condizioni così scabrose sul piano giudiziario, così cupe sul piano contrattuale, così infelici sul piano macroeconomico, il sottoattraversamento TAV della città patrimonio mondiale dell’Umanità”. “Né è saggio – osserva poi – attribuire a queste ‘grandi opere’ il merito di creare speranze in fatto di lavoro, come curiosamente continuano a pretendere esponenti di rilievo della cosiddetta ‘nuova classe dirigente’, anche dopo gli arresti di Venezia. Opportunità di impiego molto più diffuse, pulite, durevoli e di qualità sono in grado di offrire al contrario investimenti oculati di denaro pubblico nella miriade di piccole e medie opere di cui ha bisogno urgente il Paese (e la città di Firenze), in campi come la difesa idrogeologica e sismica del territorio, la tutela dei beni storici e artistici maggiori e minori, la valorizzazione del grandioso nostro patrimonio ambientale e culturale”.

Infine, una proposta-simbolo per Firenze e le sue nuove generazioni: “Il premier ha promesso qualche mese fa un importante sforzo pubblico nell’edilizia scolastica, una delle condizioni più scandalose in cui si trovano costretti a ‘crescere’ i nostri figli. Ebbene, Palazzo Vecchio potrebbe indicare un’importante lista di interventi da proporre proprio in questo settore. A partire dalla demolizione e ricostruzione del Biennio, in amianto, della scuola media superiore più grande della Toscana, il “Leonardo da Vinci”, già fiore all’occhiello del Comune di Firenze. Ecco il tipo di opere da sbloccare!”.

 

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