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Sequestro ambientale a Paterno: Idra ringrazia la Procura e chiede un passo indietro al Comune di Vaglia

18 febbraio 2014

Sequestro ambientale a Vaglia: un successo per i cittadini, ogni tanto, non guasta.

Idra ringrazia la Procura fiorentina e le autorità che hanno svolto le indagini, e chiede un passo indietro al Comune di Vaglia.

 

L’associazione di volontariato Idra desidera esprimere la propria riconoscenza all’ARPAT, al Corpo Forestale dello Stato e alla Procura della Repubblica di Firenze, alla quale l’associazione aveva inoltrato lo scorso 20 gennaio un esposto sulla temuta emergenza ambientale a Paterno, nel Comune di Vaglia, alle porte di Firenze, allegando una segnalazione dei cittadini, articolata e puntuale, corredata di un’inquietante documentazione che risale fino allo scorso 1996, riferita a circostanze via via registrate nel corso del tempo. Oggetto, “paventati rischi per la salute pubblica e per la salubrità ambientale”.

 

In relazione alla vicenda di Paterno, nuova ‘terra dei fuochi’ venuta alla luce nella Toscana felix, destano non poche perplessità le dichiarazioni ufficiali dell’Amministrazione comunale di Vaglia rilasciate una decina di giorni prima del sequestro. Si legge infatti, fra le altre cose, nel comunicato emesso dal Comune di Vaglia il 7 febbraio scorso: “In relazione alla diffusione di notizie che creano allarme ingiustificato nella popolazione preme informare sulla questione relativa alla ex cava di Paterno. […] L’Amministrazione ha di fatto provveduto a tutelare in maniera sostanziale l’area da più punti di vista ambientali riportandola alla sua destinazione originaria”.

Era davvero opportuno sdrammatizzare, in presenza di materiali abbandonati da anni sotto gli occhi di tutti (vedi le foto allegate, scattate a giugno 2011)? Non sarebbe stato piuttosto preferibile, e consono, che l’Ente pubblico teoricamente più vicino ai cittadini si facesse primo promotore di un’indagine un po’ più approfondita sul sito oggi posto sotto sequestro? Perché il Mugello deve continuare ad esprimere questa curiosa vocazione a svolgere il ‘lavoro sporco’ in materia ambientale, come documenta anche l’intera vicenda della TAV appenninica, e paiono evidenziare le recenti risultanze delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Firenze sulle terre da scavo provenienti dal Nodo Alta Velocità  del capoluogo?

 

C’è almeno da auspicare, e Idra lo chiederà nelle prossime ore in una lettera indirizzata al primo cittadino di Vaglia, che l’Amministrazione comunale ritiri la proposta, inviata all’Amministrazione provinciale di Firenze lo scorso ottobre 2010, “di inserire il sito della ex cava Paterno nell’iter procedurale per le discariche, in modo tale da rendere idonea la suddetta area per accogliere anche rifiuti contenenti amianto (eternit)” (!). Una proposta che suona oggi particolarmente improvvida, tenuto conto anche della lamentata incidenza di decessi per tumore in quel territorio, meritevole forse quanto meno di un’attenta indagine epidemiologica.

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Corte di Cassazione, si riapre il 30 gennaio a Firenze il processo TAV

20 gennaio 2014

Sentenza della Corte di Cassazione, si riapre a Firenze il processo sui danni della TAV in Mugello: il 30 gennaio la prima udienza in Corte d’Appello.

Da Idra, parte civile, inevitabile una riflessione sul progetto TAV in cantiere nella città patrimonio dell’Umanità: conviene correre un rischio di “avvelenamento legalizzato”?

 

In attuazione della sentenza della Cassazione del marzo scorso, che aveva parzialmente corretto le deliberazioni del precedente secondo grado di giudizio, prende finalmente l’avvio in Corte d’Appello, il 30 gennaio prossimo a Firenze, il nuovo processo sui danni TAV in Mugello e a Sesto Fiorentino.

Nella precedente sessione di appello erano rimaste confermate le assoluzioni per una tipologia di danni causati dalla TAV alle falde acquifere, alle sorgenti, ai pozzi, ai torrenti, e di riflesso all’agricoltura e alla zootecnia. Involontari. E dunque non punibili. Mentre, sotto un altro profilo di danno, come sostenuto da Idra, parte civile, vi era stato un riconoscimento di responsabilità, seppure di natura civilistica.

Mette conto segnalare inoltre che, proprio per i danni alla falda acquifera dell’Appennino, il procedimento attivato su proposta dei pm presso la Corte dei Conti ha riconosciuto a maggio 2012 il “danno erariale”, anche se poi gli imputati (fra i quali uomini politici tuttora in auge, come Vannino Chiti e Claudio Martini) hanno beneficiato della prescrizione.“Nello specifico, dall’esame degli atti e dalle risultanze dibattimentali, è emerso, in modo inequivocabile, che il comportamento, da cui è derivato il danno erariale contestato dalla procura (correttamente definito patrimoniale in quanto relativo all’accertata dispersione delle ingenti risorse idriche), è quello tenuto, per la parte di rispettiva competenza, dai convenuti che, come dettagliatamente indicato nell’atto di citazione, agendo con censurabile superficialità, insolita pervicacia ed in violazione ad elementari norme di diligenza, – pur avendo un’adeguata conoscenza dell’opera e delle conseguenze che avrebbe causato alle risorse idriche, in virtù della consistente mole dì informazioni pervenute nella fase istruttoria e volutamente trascurate o non adeguatamente veicolate, – procedettero all’approvazione dei progetti.  La loro condotta, dunque, non può che qualificarsi come gravemente colposa e, come tale, definirsi, ai fini evidenziati, quale originatrice del fatto illecito da cui è promanato il danno il cui verificarsi, secondo la prospettazione accusatoria, va fatto risalire al periodo in cui essi rivestivano i rispettivi incarichi istituzionali” (Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la Toscana, sentenza del 31 maggio 2012).

Adesso, su disposizione della Cassazione, si andranno a riesaminare in sede giudiziaria ordinaria le imputazioni di traffico e smaltimento illegale di rifiuti speciali e omessa bonifica, a carico di dirigenti e tecnici del Consorzio Cavet.

A parere dell’Associazione ecologista di volontariato Idra, questa circostanza suggerisce due inevitabili riflessioni.

La prima riguarda le modalità in cui si esercita certa ‘giustizia’ nel nostro Paese: sono passati ormai 16 anni (!) dai primi ingenti danni causati dalla TAV all’ambiente dell’ecosistema appenninico.

La seconda deriva dalla constatazione che la buona salute della società dovrebbe derivare da condizioni di civiltà condivisa, rispetto alle quali sembra si intenda procedere invece – ancora e caparbiamente – nella direzione opposta. L’attuale governo, con l’approvazione di tutto l’arco parlamentare ad eccezione del M5S, ha appena disposto l’invio dell’esercito nella “terra dei fuochi”, con lo scopo dichiarato di contrastare l’azione delle ecomafie. Peccato che, ad agosto 2012, il Ministero dell’Ambiente abbia anche approvato il decreto 161, che contravviene secondo illustri esperti in materia, come il dott. Gianfranco Amendola, alla normativa europea, in quanto derubrica le “terre da scavo” inquinate derivanti dalle grandi opere a non-rifiuto, liberalizzandone lo smaltimento. Ora, se avvelenare il territorio si può ‘per decreto’, contro chi dovrebbe, il governo, indirizzare oggi l’esercito? Forse contro sé stesso? O si pensa che l’“avvelenamento legalizzato” del territorio sia più tollerabile di quello illegale, solo in quanto istituzionale?

Grandi opere, inversione di rotta: la propone in Toscana il sindaco di Massa

25 novembre 2013

 Idra raccoglie e rilancia: a Firenze, città preziosa e idrogeologicamente fragilissima, Matteo Renzi segua l’esempio della Versilia!

Nella Firenze patrimonio mondiale dell’Unesco, alluvionata due volte negli ultimi 50 anni, neppure la più imponente inchiesta della magistratura in casa TAV è riuscita a scalfire la determinazione caparbia del centro-sinistra, in Comune e in Regione, a bucare per due volte la città perpendicolarmente alla falda per un servizio di lusso che, se mai verrà realizzato, gioverà a pochissimi.

Un segnale di prudenza e ragionevolezza arriva invece da un sindaco della Versilia: “I luttuosi eventi accaduti in Sardegna sono l’ultima conferma dell’ormai quotidiana drammaticità di situazioni che fino a pochi anno fa venivano qualificate come straordinarie”, scrive Alessandro Volpi, sindaco di Massa. Che aggiunge: “La fragilità dei territori, il dissesto idrogeologico, legato a una antropizzazione spesso selvaggia, uniti a una avvertibile modificazione climatica, creano una serie infinita di tragedie ambientali e umane. Occorre prendere atto dell’inderogabile esigenza di modificare la gerarchia delle priorità della spesa pubblica e delle regole di comportamento collettivo individuando nella prevenzione l’apriori logico dal quale far discendere qualsiasi altra scelta.

Idra raccoglie questo significativo messaggio proveniente da un territorio per tanti versi simile, quanto a delicatezza e vulnerabilità idrogeologica, all’area fiorentina, e lo propone all’attenzione del sindaco Matteo Renzi. È saggio condividere col sindaco Volpi, ritiene Idra, la convinzione che per trovare le risorse vanno rapidamente abbandonate le grandi opere, molte non più strategiche, per indirizzarle al risanamento della più grande infrastruttura nazionale cioè il territorio; manutenzioni straordinarie importanti, pulizie degli alvei fluviali, misure di tutela e di “correzione” del patrimonio edilizio caoticamente sedimentato nel tempo, rimozione del pericolo frane e altri progetti di natura strategica – questi sì – a cui abbinare sul versante della spesa corrente una costante manutenzione ordinaria”.

“Ci fa piacere trasmetterLe questa riflessione”, ha scritto stamani il portavoce di Idra a Matteo Renzi. “Frutto di un’analisi particolarmente acuta e completa, che meriterebbe forse un’attenta considerazione anche sulla scena dell’amministrazione della città di Firenze e della gestione del progetto TAV, peraltro abbondantemente compromessa – ma pur sempre incombente – dai risultati dell’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura”.

“In proposito”, conclude l’associazione ecologista fiorentina, “ci pare che siano davvero maturate invece le condizioni perché si restringa finalmente la forbice fra il Suo dire di qualche anno fa (“Faccio notare al governo nazionale che in tempi di crisi l’idea di investire un miliardo e rotti in questa opera, fra tunnel e stazione, che non serve a nulla non è una buona idea”, giugno 2010) e il Suo fare (a partire dall’estate 2011, con l’ennesimo accordo per la realizzazione di un’opera che ne ha visti siglare davvero tanti, dal 1995 a questa parte…) in merito alla vicenda fiorentina della TAV. Non crediamo infatti che sia conveniente sconfessare fuori dalle mura della città patrimonio mondiale dell’UNESCO un’intera filosofia di investimenti pubblici sbagliati, e al tempo stesso autorizzarli (anzi: promuoverli!) proprio dentro quelle mura. In una Firenze, per giunta, delicatissima e oltremodo vulnerabile proprio sul piano idrogeologico, dove l’ultima volta l’Arno è esondato rovinosamente 47 anni fa, e i torrenti Mugnone e Terzolle (i cui bacini interferiscono con la stazione AV Foster) solo 21 anni or sono!”.

Il Tirreno, A. Volpi, Per risanare abbandoniamo le grandi opere, 24.11.'13, 1 Il Tirreno, A. Volpi, Per risanare abbandoniamo le grandi opere, 24.11.'13, 2

Fine del modello TAV!

21 novembre 2013

Come si fa a sostenere in queste ore che la cultura dev’essere al centro delle politiche di sviluppo del nostro Paese? Che questo stesso Paese si sta sfasciando a livello idrogeologico, e si dovrebbero destinare subito le primissime risorse disponibili alla tutela del territorio e alla messa in sicurezza delle scuole? Che gli scontri di Roma rivelano un imbarbarimento della politica?

E non dedurne che le ‘grandi opere’ come la TAV sono la prova plastica di un modello che è alla radice di tutti i nostri guai, e va quindi rapidamente abbandonato?

Le ‘grandi opere’ modello TAV sottraggono risorse ingentissime e strategiche alle priorità enunciate dopo le tragedie, e poi rimosse.

Complicano la stabilità di un territorio già fragile, ipotecando nuovo denaro pubblico per riparare i danni a venire.

Vengono decise contro il punto di vista delle amministrazioni pubbliche dei territori interessati, o attraverso consensi comunque viziati da scorciatoie procedurali, escludendo le popolazioni dall’informazione e dalla consultazione, come nel caso della stazione sotterranea di Firenze, in un contesto ‘rappresentativo’ che appare ogni giorno di più intrinsecamente debole e scarsamente convincente.

Senza parlare delle infiltrazioni (ma è un eufemismo) affaristiche, che ne fanno lievitare costi e tempi di realizzazione fuori da ogni standard di paese civile… Mugello e Firenze insegnano!

Indagini TAV a Firenze: un dossier-Amendola e un dossier-Europa sono a disposizione del ministro dell’Ambiente

21 ottobre 2013

Indagini TAV a Firenze: un dossier-Amendola e un dossier-Europa sono a disposizione del ministro dell’Ambiente.

Lo annuncia Idra in una lettera indirizzata ad Andrea Orlando dopo il suo colloquio in Procura a Firenze.

 

Ogni giorno porta nuovi sviluppi dell’inchiesta della magistratura che ha scoperchiato il vaso di Pandora dei lavori per il Nodo TAV di Firenze. Forse proprio la gravità delle ipotesi di reato, che lasciano paventare preoccupanti complicità ai piani alti delle istituzioni, ha spinto il ministro dell’Ambiente Andrea Orlando a richiedere un colloquio a Firenze col capo della Procura Giuseppe Quattrocchi e coi pm Giulio Monferini e Gianni Tei, che indagano sulle modalità di attuazione del progetto di sottoattraversamento ferroviario AV nella città patrimonio mondiale dell’UNESCO.

 

L’Associazione ecologista Idra, costituitasi parte civile nel procedimento penale sui gravi danni ambientali prodotti dalla cantierizzazione TAV per la realizzazione della tratta appenninica Bologna-Firenze, e parte ad adiuvandum nel procedimento aperto dalla Corte dei Conti per danno erariale (circa 14 milioni di euro) a carico di pubblici amministratori e dirigenti coinvolti nell’approvazione dell’opera, ha deciso di mettere a disposizione del ministro dell’Ambiente il capitale di informazione e i risultati delle iniziative assunte in sede europea, a partire dal luglio 2012, proprio in relazione al tema caldo che – leggiamo – avrebbe spinto il ministro a cercare il contatto con la magistratura fiorentina: la normativa sulle terre da scavo.

 

“Da oltre un anno a questa parte – scrive Idrala nostra Associazione si è attivata presso il Parlamento europeo e presso il Commissario europeo all’Ambiente Janez Potočnikproprio sul tema della disciplina delle terre da scavo, e delle perplessità che lasciano nutrire al riguardo i contenuti della normativa italiana, le sue modalità di attuazione, l’efficacia delle misure di controllo. L’intervento della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo toscano conferma del resto in modo preoccupante la piena plausibilità dei dubbi che abbiamo sollevato in sede comunitaria, dove la nostra iniziativa è sostenuta attivamente dalla presidente della Commissione Europea Antimafia, Sonia Alfano”.

E aggiunge: “Della qualità e serietà delle argomentazioni da noi prodotte siamo debitori a un esperto storico di tutela e legislazione ambientale nel nostro Paese, il dott. Gianfranco Amendola”, del quale l’Associazione fiorentina inoltra al ministro l’ultimo contributo scientifico prodotto in materia, “L’apoteosi del partito delle terre da scavo”, pubblicato lo scorso 25 settembre (all’indirizzo web http://lexambiente.it/rifiuti/179-dottrina179/9795-rifiutilapoteosi-del-partito-delle-terre-da-scavo.html) su Lexambiente.it, la rivista giuridica online a cura di Luca Ramacci. Con l’augurio esplicito che esso possa aiutare il ministro e il suo staff tecnico a “raggiungere piena consapevolezza delle criticità legate alla normativa in questione, e delle conseguenze non minori che il suo avallo potrebbe produrre sul piano della tutela dell’ambiente e della salute delle popolazioni”.

 

“Restiamo a Sua disposizione, chiude l‘associazione toscana, per ogni auspicabile approfondimento: saremmo lieti di poterle consegnare e illustrare, se Ella vorrà accogliere la proposta di incontro che qui le formuliamo sulla scorta della quasi ventennale esperienza maturata in materia TAV, il dossier-Amendola e il dossier-Europa che in questi mesi abbiamo via via arricchito con nuovi importanti ingredienti.

TAV a Firenze: lunedì audizione dell’associazione Idra presso l’Osservatorio Ambientale

4 ottobre 2013

Su indicazione del Presidente dell’Osservatorio Ambientale per il Nodo Alta Velocità di Firenze, ing. Giacomo Parenti, l’Associazione Idra è stata invitata lunedì 7 ottobre alle 15 alla prossima seduta dell’Osservatorio, presso la sede di Italferr in via Alamanni 2 (stazione di Santa Maria Novella), ingresso dal binario 1/a.

Oggetto dell’audizione, richiesta da Idra il 16 settembre scorso, la “richiesta di informazione, documentazione e intervento” sul tema dei danni e disagi subìti da residenti fiorentini nel corso degli ultimi 5 anni in conseguenza delle attività di cantierizzazione delle opere legate alla realizzazione dello Scavalco ferroviario AV Castello-Rifredi. Si tratta infatti di un caso drammaticamente emblematico e plasticamente rappresentativo di ciò che potrà succedere alle centinaia di residenze e manufatti di interesse artistico ed architettonico interessati dalla fascia di influenza degli scavi per il sottoattraversamento TAV di Firenze.

 

Idra ha inviato all’Osservatorio un’articolata descrizione delle circostanze verificatesi a Castello, recentemente documentate anche dalle telecamere del programma “PresaDiretta” di Rai3, chiedendo di “poter avere accesso alle informazioni e/o documentazione, riguardanti:

­          le procedure di esecuzione dei testimoniali di stato, le caratteristiche della progettazione e le modalità di esecuzione fin qui adottate per la realizzazione dello Scavalco ferroviario AV, i danni riscontrati;

­          le condizioni pregresse legate alle attività di cantierizzazione già effettuate, e il relativo monitoraggio degli effetti registrati in corso d’opera sulle abitazioni, sui terreni, sull’ambiente, sulla salute degli abitanti;

­          le ulteriori prospettive derivanti dalle attività ancora in programma”.

 

In particolare, Idra chiede di “poter conoscere tempi, modalità e risultati dei monitoraggi svolti dal committente e dei controlli effettuati dall’ARPAT, nonché degli interventi di ripristino o mitigazione ambientale intrapresi, per quanto concerne:

1.      rumore di fondo e criteri di comparazione col rumore diurno effetto delle cantierizzazioni;

2.      vibrazioni derivanti dai macchinari impiegati nella cantierizzazione e dal transito notturno e diurno dei convogli ferroviari;

3.      livelli dei pozzi e della falda acquifera, tramite piezometri o altri indicatori, nelle varie fasi delle lavorazioni;

4.      concezione, funzionamento ed effetti ambientali delle misure adottate per il riequilibrio della falda;

5.      stabilità degli edifici;

6.      bonifica del sito ferroviario demolito e dismesso della sotto stazione elettrica (autorizzazioni emesse al trasbordo dei materiali di risulta, composizione di tali materiali, modalità di smaltimento e destinazioni sia temporanee sia finali dei medesimi);

7.      condizioni della sede stradale di via Pietro Fanfani”.

 

All’audizione parteciperà l’ing. Alessandro Andreini, membro dell’Associazione ecologista fiorentina, per fornire eventuali chiarimenti sulla memoria allegata alla lettera trasmessa all’Osservatorio, con particolare riferimento al temuto mancato adempimento – già in fase di progetto di Scavalco, Stazione e Sottoattraversamento TAV – delle prescrizioni previste dalla Legge Obiettivo in materia di certificazione di Garanzia  della  Qualità  secondo  le NORME  ISO  della  Serie  9.000  e  seguenti, e del temuto mancato recepimento in sede di progettazione, costruzione e collaudo, del Decreto 11 marzo 1988 del Ministero dei Lavori Pubblici.

 

L’audizione sarà occasione, ovviamente, per richiedere un aggiornamento informativo sulle caratteristiche della talpa chiamata dal progetto approvato in conferenza di servizi ad escavare i due tunnel sotto la città di Firenze, e sulla qualità ed affidabilità dei conci da costruzione dei tunnel.

TAV: Idra scrive al vice premier Alfano

27 settembre 2013

Firenze, 27.09.’13

 

Vice Presidente del Consiglio dei Ministri

Angelino ALFANO

 

segreteriavicepresidente@governo.it

 

 

OGGETTO: Dichiarazioni sul progetto TAV.

 

 

Signor Vice Presidente del Consiglio dei Ministri dott. Angelino Alfano,

 

un recente virgolettato a Lei attribuito recita: «Nessuno fermerà la Tav. Sono qui perché lo Stato protegge quest’opera e ne assicura la realizzazione».

Da un rappresentante di così alto grado delle istituzioni, dott. Alfano, ci saremmo aspettati ben altro atteggiamento, ben altra consapevolezza, ben altra prudenza. Lo Stato e chi lo amministra, gentile Ministro, dovrebbe infatti interrogarsi piuttosto, crediamo, sull’accettabilità o meno della TAV, già passata più volte al setaccio e messa all’indice dai suoi stessi organi di controllo, dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici, dalla Corte dei Conti, da sentenze di Tribunali e inchieste di Procure.

 

Al cospetto di un intervento, come quello della TAV italiana, che si è rivelato fin qui oggettivamente disastroso sul piano erariale e ambientale, quasi del tutto sordo alle ragioni delle popolazioni, refrattario al dialogo e all’ascolto, le parole da Lei pronunciate suonano improvvide ai nostri orecchi.

 

La preghiamo di correggerle, per quello che a noi sembrerebbe essere il bene della nostra democrazia e la credibilità delle nostre istituzioni.

 

Il presidente

Girolamo Dell’Olio

 

Il vice presidente

Pier Luigi Tossani