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SUL CASO-FIRENZE FIOCCANO A BRUXELLES LE INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE EUROPEA DA PARTE DELLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA SONIA ALFANO

3 luglio 2013

La storia infinita del sottoattraversamento TAV di Firenze. Qualcuno insiste a volerlo. Ma intanto SUL CASO-FIRENZE FIOCCANO A BRUXELLES LE INTERROGAZIONI ALLA COMMISSIONE EUROPEA DA PARTE DELLA PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE ANTIMAFIA SONIA ALFANO.

Ancora al centro del dibattito in sede comunitaria il decreto ‘balneare’ n. 161 varato dal Ministero dell’ambiente del Governo Monti il 10 agosto 2012 col titolo “Regolamento recante la disciplina dell’utilizzazione delle terre e rocce da scavo”. Dopo le circostanziate osservazioni (confortate dalla competente analisi di Gianfranco Amendola) inviate dall’Associazione Idra lo scorso 16 luglio 2012 al Commissario Janez Potočnik, dopo gli interventi di supporto da parte degli eurodeputati Andrea Zanoni e Sonia Alfano, dopo la fitta corrispondenza che ne è seguita e le contro-osservazioni inviate a fine ottobre 2012, con una quantità preoccupante di punti che mettono in serio dubbio il rispetto della normativa europea da parte del decreto, peraltro già entrato in vigore, parte un fuoco di fila di ben cinque nuove interrogazioni da parte della presidente della Commissione Antimafia Europea Sonia Alfano. “Si chiede alla Commissione Europea – aveva scritto già a febbraio la Alfano – di rispondere in maniera puntuale ed esaustiva a quanto sollevato dall’Associazione Idra, proprio in virtù delle approfondite osservazioni inviate e del fatto che le stesse poggino non su mere valutazioni personali – che comunque meriterebbero le dovute attenzioni – ma su giurisprudenza della Corte di Cassazione italiana e della Corte di Giustizia UE. La rilevanza sulla salute dei cittadini, sull’ambiente e sui possibili profitti della criminalità organizzata e del malaffare del provvedimento oggetto della presunta violazione destano estrema preoccupazione da parte della scrivente che sostiene le valide argomentazioni presentate dall’Associazione Idra e che richiedono un intervento da parte della Commissione Europea”. Adesso, dopo avere descritto puntigliosamente le criticità del provvedimento governativo italiano (dall’indebito allargamento del campo di esclusione dalla direttiva “rifiuti” alla definizione di rifiuti come sottoprodotto, dalla definizione di “normale pratica industriale” al sistema di controlli), la presidente Alfano propone all’attenzione europea le raccapriccianti ipotesi di reato formulate nei mesi scorsi dalla magistratura fiorentina proprio in relazione alle attività di cantiere per il sottoattraversamento TAV di Firenze. In una sua nota del 25 marzo scorso, la Commissione europea affermava che “quanto al rischio che il decreto italiano sia impropriamente applicato, favorendo così la criminalità organizzata, i denunzianti non hanno fornito alcun elemento atto a dimostrare un caso concreto di applicazione scorretta”. Ebbene, osserva in proposito Sonia Alfano: “Si ritiene di dover informare la Commissione Europea dell’indagine attualmente in corso da parte della Procura di Firenze (che ha portato anche al sequestro dei cantieri) con accuse di associazione a delinquere, truffa, corruzione e smaltimento abusivo dei rifiuti. Secondo l’accusa “una ditta che si occupava di smaltire fanghi e rifiuti (terre di scavo) dai cantieri per la Tav fiorentina, sarebbe legata alla camorra, e in particolare al clan dei Casalesi”. L’inchiesta è partita proprio da un accertamento sullo smaltimento dei fanghi nei cantieri della Tav fiorentina. Gli investigatori hanno scoperto che le “ditte smaltitrici si dividevano in pieno accordo i quantitativi di fanghi e acque e si occupavano anche della loro raccolta, trasporto e smaltimento in discarica”. Le indagini colpiscono anche funzionari pubblici che, proprio con riferimento allo smaltimento dei rifiuti, “si mettevano a disposizione per stilare pareri compiacenti e declassificare per esempio i fanghi di perforazione in terra non inquinata”. Questa inchiesta appare agli occhi della scrivente emblematica di quali siano gli interessi in gioco, di come la criminalità organizzata e i sistemi criminali riescano a infiltrarsi in questo genere di attività e avvalorano la tesi secondo la quale il regolamento del 2012 che mira a escludere le terre da scavo dall’ambito di applicazione della direttiva “rifiuti” rappresenti, in virtù delle numerose criticità riscontrate puntualmente in diverse interrogazioni e in circostanziate denunce di cittadini e associazioni, una palese violazione della normativa ambientale europea e dei diritti garantiti dai trattati stessi, oltre ad un concreto rischio per l’ambiente e la salute dei cittadini stessi, di cui la Commissione è garante”. E conclude: “Alla luce di questi fatti, ritiene la Commissione che non vi sia il rischio concreto di infiltrazioni della criminalità organizzata in questo genere di attività?”.

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