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Alta Velocità in Toscana, danno erariale: si pronuncia la sezione giurisdizionale della Corte dei conti per la Toscana

2 giugno 2012

“Si tratta di una sentenza”, commenta l’associazione ecologista Idra sulla scorta dei lanci di agenzia, “che non appare assolutoria nel merito. Se il danno all’erario non sussistesse, sarebbe stata pronunciata probabilmente un’assoluzione con formula piena. Rispetto a quella della prescrizione – siamo indotti a ritenere – sarebbe stata privilegiata infatti, al momento del giudizio, la formula della mancanza di responsabilità. La sentenza sembra confermare invece che la responsabilità del danno erariale sussiste. Non appaiono affatto dissipate, per effetto di una prescrizione, le perplessità gravi e motivate che da sempre manifestiamo sulle scelte adottate in materia di TAV da dirigenti e politici preposti alla cura del territorio e delle risorse idriche, e al buon governo del denaro pubblico.

Il giudizio di responsabilità per danno erariale (circa 14 milioni di euro) derivante dalla realizzazione dei lavori per l’Alta Velocità ferroviaria nella tratta appenninica Firenze-Bologna è stato promosso dal Procuratore regionale della Toscana della Corte dei conti a carico di 23 persone: Vannino Chiti, Bruno Agricola, Luigi Badiali, Tito Barbini, Alberto Bencistà, Paolo Benesperi, Gianni Biagi, Riccardo Bicchi, Franco Cazzola, Claudio Del Lungo, Patrizia Dini, Paolo Fontanelli, Giovanni Fratini, Fabrizio Geloni, Enno Ghiandelli, Paolo Giannarelli, Mauro Ginanneschi, Marialina Marcucci, Claudio Martini, Costanza Pera, Moreno Periccioli, Simone Siliani, Michele Ventura. Nel giudizio è intervenuta ad adiuvandum l’associazione Idra.

L’associazione fiorentina attende in ogni caso di leggere il dispositivo della sentenza. “Intanto”, osserva, “prendiamo atto della riserva del procuratore regionale di ricorrere in appello. In questa evenienza Idra ribadirebbe ovviamente la disponibilità a confermare l’intervento ad adiuvandum esercitato nella prima fase del procedimento. La Toscana non può peraltro dimenticare che i danni arrecati dalla cantierizzazione TAV alla risorsa acqua, attestati via via e misurati negli anni nella loro dimensione di fenomeno irreversibile dalla mole sempre più cospicua, non hanno per questo portato a ritirare il consenso convinto ed enfatico all’opera: in ogni importante circostanza pubblica gli amministratori che esercitavano poteri di governo hanno continuato a descriverla come un fattore di progresso, di efficienza e di modernità”.

Un’ultima considerazione viene formulata da Idra alla luce delle drammatiche condizioni del Paese: “Quand’anche venisse confermata in appello la prescrizione dell’azione risarcitoria, l’ammonimento che emana da questa sentenza suona tanto più severo nell’attuale fase di crisi. La fragilità del territorio, l’emergenza sismica, le priorità sociali richiedono ben altra guida che quella di un ceto politico oggi ai minimi storici in fatto di consenso e credibilità: l’Italia non può più permettersi il tragico lusso di vedersi imporre oggi in maniera bipartizan da questo ceto, dopo la TAV in Mugello, ancora altra TAV in Piemonte, in Liguria, in Veneto, in Friuli Venezia Giulia, in Trentino Alto Adige, con la zavorra aggiuntiva del perverso meccanismo finanziario del general contractor, messo ripetutamente all’indice dall’Autorità per la vigilanza sui contratti pubblici e dalla Corte dei conti. Non è più tollerabile che risorse finanziarie pubbliche fuori controllo siano destinate a interventi ispirati al gigantismo, atti a generare elevati profitti privati, lavoro scarso e insicuro, erosione dei beni comuni e danni diffusi e numerosi, inclusi quelli erariali. La buona sorte e la lentezza della macchina della giustizia hanno assistito finora i responsabili della cosa pubblica. Non è opportuno che si perseveri – oggi in abiti ‘tecnici’ – nel culto acritico delle grandi opere”.

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