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LUCA MERCALLI A FIRENZE SU TAV E MATTEO RENZI: “L’ITALIA HA ALTRE PRIORITÀ, INVECE DEL GIGANTISMO INFRASTRUTTURALE”

29 ottobre 2011

Replicando a una lettrice che, dal pubblico, lamentava le condizioni critiche della mobilità nella città di Firenze, il climatologo Luca Mercalli – nel corso della presentazione del suo ultimo libro “Prepariamoci”, Edizioni Chiarelettere, avvenuta ieri pomeriggio presso la Libreria MelBookStore – ha raccontato questo aneddoto:

“Quando ci sono stati i disordini da noi in Valle di Susa per le proteste sull’Alta Velocità è intervenuto perfino il vostro sindaco che da Firenze pensava di essere espertissimo di quello che capita nelle nostre montagne. E ha scritto che non è possibile che di qui in Italia, dal versante italiano, sia tutto bloccato quando i francesi hanno già finito la loro parte, il tunnel (il tunnel sarebbe lungo 54 km, la parte di pertinenza francese è un po’ più della metà). Ma ci pensate un Paese decisionista come la Francia, se avessero già fatto 25-30 km di tunnel, quindi lavorato almeno 8-10 anni, avessero già quindi speso almeno 7-8 miliardi di euro, e ora fossero fermi lì da anni con un muro di altri 20 km di roccia aspettando che noi finiamo di protestare? Come minimo ci sarebbe la portaerei Charles De Gaulle a Savona con quattro missili nucleari puntati su Chiomonte  e la crisi in ambasciata a Roma che dice: “Allora, la trivella parte o….?”. Ecco, è assurdo: come può un politico, nella sua posizione così delicata, scrivere imprecisioni di questo genere? I francesi non hanno fatto un bel niente, anzi sono più attendisti di noi, hanno solo fatto tre sondaggi, cioè hanno fatto le cosiddette discenderie per vedere com’era la roccia, han fatto il loro buco, han preso i loro dati e l’han tappate. E adesso aspettano. Ma sinceramente li vedo ancora meno convinti di noi. L’unica loro convinzione è che, siccome il trattato prevede che paghiamo più noi di loro, hanno detto: perché no? prendi tre, paghi due… e allora accettiamo”.

 

Una domanda a Mercalli l’ha posta anche l’associazione Idra, dal ’94 impegnata nel monitoraggio dei progetti e delle cantierizzazioni TAV fra Bologna e Firenze, e sempre attenta agli eventi che hanno come teatro la Val di Susa.

“Cosa si potrebbe dire – ha chiesto un esponente dell’associazione – a proposito del sottoattraversamento di Firenze dal punto di vista economico (la stazione Foster costa alcune centinaia di miliardi, l’unica al mondo solo dedicata alla TAV), trasportistico (si parla di metterci le merci, e mai c’è stato un treno merci sull’intera linea ferroviaria TAV italiana), idrogeologico (con una stazione sotto il letto di un torrente; ma un certo Massimo D’Alema, nell’autunno del ’95, aveva dichiarò che la più grande opera pubblica di cui l’Italia ha bisogno è il risanamento idrogeologico…), e dal punto di vista della qualità della vita quotidiana della gente che per parecchi, parecchissimi anni si troverà questi cantieri?”.

Luca Mercalli ha risposto:

“In un momento in cui le risorse economiche si stanno assottigliando, la priorità degli investimenti dovrebbe essere sul prepararci a un futuro di grande incertezza, e non essere rivolta a opere faraoniche che hanno un’utilità assolutamente indimostrata, che concentrerebbero le risorse in un unico punto senza una ricaduta capillare su tutta la popolazione, e che rischiano tra l’altro in una situazione di questo genere di non essere nemmeno mai portate a termine, magari anche soltanto perché non servono più, perché via via che gli eventi incalzano ci si accorge che è più importante, per esempio, metterci in sicurezza contro le alluvioni o mettere i pannelli solari sui tetti di tutta Italia. Direi che anche solo per opportunità civile dell’intero Paese queste mega-infrastrutture sarebbero da spazzar via. Ho visto che almeno oggi ha ceduto il tabù del Ponte sullo Stretto. Speriamo che sia l’inizio di un effetto domino che travolga anche questa bulimia da gigantismo. Con un debito pubblico già di 1900 miliardi, si potrebbero usare i soldi in modo migliore, e tale che ritornino. In quei buchi non rendono niente. Invece se usassimo 10 miliardi per fare un programma di riqualificazione energetica delle case degli italiani ci tornano indietro tre volte: bilancia dei pagamenti con l’estero, bollette risparmiate ciascuno di noi e un’Italia più pulita e meno inquinata”.

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