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Libia e Val di Susa: democrazia, bombe e forza pubblica

16 giugno 2011

Idra al ministro Maroni: dopo il referendum, un motivo in più per riflettere: “Il dialogo e l’ascolto si sostituiscano, in Val di Susa, alla minaccia dei lacrimogeni e dei manganelli”.

In questi giorni, un potente messaggio scuote l’Italia, e fa scuola anche all’estero: quello dei milioni di cittadini che, garantendo il quorum e una quasi unanimità di consenso ai temi dei referendum, hanno manifestato una forte tensione per la salvaguardia dei beni ambientali nel Paese. Questo evento sta spingendo tutte le forze politiche a importanti riflessioni. Vorremmo che altrettanto dimostrassero le istituzioni-cardine della nazione, e in questo caso il Ministero da Lei diretto”.

L’associazione ecologista fiorentina Idra torna a scrivere, questa volta con una lettera aperta, al ministro dell’Interno Maroni, prendendo spunto dalle sue più recenti dichiarazioni sulla nuova rotta da imprimere alla vicenda-Libia: “Il governo italiano e quelli europei mettano i soldi per sviluppare la democrazia, non per le bombe”.

Sarebbe singolare, però, osserva Idra, “che si operasse per promuovere la democrazia all’estero, e in un Paese che non è mai arrivato a conoscerla nelle forme che ha assunto nel nostro Occidente, e poi la si negasse invece nei fatti qui da noi, dopo 66 anni di faticosa costruzione sotto il segno della Costituzione repubblicana”. L’associazione toscana torna a chiedere quindi a Maroni “che il dialogo e l’ascolto si sostituiscano, in Val di Susa, alla minaccia dei lacrimogeni e dei manganelli.

Dal ministro dell’Interno Idra si aspetta però qualcosa di più: “Confidando nella sensibilità democratica che è doveroso attendersi da un Ministro della Repubblica, Le chiediamo di promuovere un atteggiamento diverso in materia di ‘grandi opere’ e ‘grandi infrastrutture’ all’interno della compagine di Governo di cui Ella è membro”, si legge nella lettera aperta. “Città come quella da cui scriviamo, Firenze, vivono anch’esse sotto l’incubo di una cantierizzazione TAV sotterranea incombente, dalla durata lunga e incerta, dagli effetti idrogeologici che si temono dirompenti, dagli impatti sanitari, sociali ed economici sicuramente preoccupanti. Tutto ciò in un regime di informazione scarsa o nulla, e con prospettive di costi per l’erario spropositati, grazie a un’architettura finanziaria di fatto eversiva dei princìpi di buon governo della cosa pubblica. Tutto ciò dopo il caso-scuola (perdurante e irreversibile nei suoi effetti) del disastro ambientale nella cantierizzazione TAV dell’Appennino fra Firenze e Bologna, e mentre si consuma nel capoluogo emiliano – proprio nell’ambito della cantierizzazione TAV – un ritardo di anni e anni, e un parallelo accumulo di evacuazioni, danni strutturali, conseguenze sanitarie di massa, desertificazione commerciale e contenziosi di ogni genere nello stesso centro della città limitrofo allo scavo di una stazione sotterranea che si vorrebbe imporre, appunto, anche alla città di Firenze, in un contesto  ancor più delicato!”.

E chiude, Idra, con un appello a considerare le legittime aspirazioni di informazione, democrazia e trasparenza che attraversano il Paese: “Non sono solo Firenze e Bologna che soffrono. I progetti TAV, nei modi e coi contenuti che i recenti Governi hanno inteso autorizzare, stanno intaccando la vita e le speranze di molte altre comunità italiane, che legittimamente paventano scenari analoghi a quelli consegnati alle cronache degli ultimi anni. Il nostro auspicio è che questo e i prossimi Governi imparino ad ascoltare e a valorizzare, piuttosto che a reprimere, la voce e le esigenze delle popolazioni. A partire da quella più alta, consapevole e compatta di tutte: la voce della popolazione della Val di Susa!”.

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