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Ultimo treno per fermare la TAV: il “nuovo” al banco di prova!

19 novembre 2010

Lettera aperta al Sindaco di Firenze Matteo Renzi

Signor Sindaco,

ci aspettiamo che Lei fermi le macchine di questa TAV che si appresta a devastare la nostra città,  patrimonio mondiale dell’UNESCO. Niente di più, niente di meno.

La “talpa” a servizio del progetto più costoso e pericoloso del secolo sta per entrare in azione. C’è da aspettarsi realisticamente che essa eroda il futuro di Firenze, della gente che ci vive e ci lavora e di parte importante del suo patrimonio monumentale. Che vada a divorare – in tempi di crisi globale – le ultime risorse di un erario ormai esausto, che stiamo appoggiando sulle spalle gracili di figli e nipoti, indebitandoli prima che nascano.

Questa ultima ‘grande opera’, considerato lo stato comatoso delle casse pubbliche, potrebbe anche fermarsi a metà, lasciando in eredità ai posteri uno scheletro inutile. Ma ad essa mancano persino i più elementari requisiti di regolarità. Distrutte buona parte delle risorse ambientali del “giardino di Firenze” rappresentato dal  Mugello e da Monte Morello, i padrini del project financing all’italiana (là dove i privati lavorano senza utilità pubblica, anzi addirittura contro e a spese del contribuente), chi condannato in sede giudiziale per gravi reati ambientali, chi chiamato a rispondere di macroscopici danni erariali, proseguono la loro cavalcata senza pudore: firmano accordi con la A maiuscola, assumono impegni altisonanti per poi disattenderli il giorno dopo senza batter ciglio.

A Firenze si stanno già piantando i paletti di un doppio sottoattraversamento della città, disastrosamente impattante sul tessuto urbano e privo di prospettive realistiche nei tempi, nei modi, nei costi, nella credibilità dei danni previsti. E intanto si taglia via persino l’esile foglia di fico di un Osservatorio ambientale (dove siedono l’uno accanto all’altro – e decidono all’unanimità – controllori, controllati e controllori-controllati, in mezzo a una girandola di presidenze) praticamente privo di mezzi, di poteri, di trasparenza. E con l’Osservatorio, scaduto il 30 ottobre 2010 e vacante già nel 2008 per ben 5 mesi, cessa anche l’attività di quell’unica sua voce tecnicamente attiva, l’ARPAT, chiamata a svolgere un ruolo di supporto, a monitorare, a controllare, a intervenire. Fin dove può, e coi mezzi che ha. Scarsi comunque. E non ne ha fatto mistero l’Agenzia medesima, pur nei toni diplomatici e misuratissimi della comunicazione istituzionale (ArpatNews del 12 luglio scorso).

Eppure lo avevano fissato nero su bianco, all’articolo 5 dell’“Accordo Procedimentale”, il ministro dell’Ambiente (Edoardo Ronchi), quello dei Trasporti (Giordano Angelini), l’amministratore delegato di FS SpA (Giancarlo Cimoli), quello di TAV SpA (Antonio Savini Nicci), il presidente della Regione Toscana (Vannino Chiti), quello della Provincia di Firenze (Michele Gesualdi), un Suo predecessore sindaco (Mario Primicerio). Correva l’anno 1999: “Per la verifica del corretto adempimento degli obblighi (…) è istituito presso il Ministero dell’Ambiente (…) l’Osservatorio Ambientale Nodo di Firenze (…) per tutta la durata dei lavori e sino al termine previsto per la fase di monitoraggio; (…) sovrintende all’attuazione del presente Accordo”.

Caso Firenze, dicevamo.

Ma già da prima fa scuola (e giurisprudenza?!) il caso Mugello, con l’Osservatorio TAV scaduto dal 2007, mentre ancora si accumulavano le evidenze, anche processuali, di danni su danni. Mai rinnovato. E fa scuola, in condizioni del tutto analoghe a quelle di Firenze, il caso Bologna, con l’Osservatorio TAV per il Nodo felsineo scaduto – e mai rinnovato -a primavera del 2009.

C’è bisogno d’altro?

Il sindaco è il primo garante della salute pubblica. Qui ne va, peraltro, non solo della salute: sono in gioco sicurezza, ambiente, sopravvivenza del pubblico erario. Ma soprattutto ne va del rispetto elementare delle regole, e dunque della credibilità delle istituzioni.

Nel panorama desolante della politica locale e nazionale Lei, signor Sindaco, ama presentarsi come elemento di novità. Ci aspettiamo ora che Lei attui concretamente questa discontinuità rivendicata, dando un taglio netto al rapporto sprezzante che la politica ha costruito negli anni nei confronti dei cittadini.  All’atteggiamento di ripulsa all’ascolto, di rifiuto sistematico del confronto. Non vorremmo dover constatare che la Carta di Firenze sia, almeno per questo aspetto non certo secondario, soltanto scena. Che l’appello al “nuovo” travesta, nel caso TAV, semplici avvicendamenti di ‘facce’ nel Palazzo, in un contesto immutato di relazioni con la cittadinanza.

Gioverà qui sottoporre alla Sua attenzione, in nome di quella concretezza alla quale abbiamo costantemente cercato di richiamarci, gli esiti della causa civile collettiva intentata recentemente da centinaia di residenti ed esercenti vessati dalla cantierizzazione TAV a Bologna: agli occhi del Giudice Civile “emergono le omissioni della Pubblica Amministrazione nell’attività di controllo indubitabilmente a suo carico, come dimostra la circostanza che veniva addirittura creato un organismo ad hoc, e cioè l’Osservatorio Ambientale, da tempo scaduto senza che si sia provveduto alla nomina dei suoi nuovi membri”. Di conseguenza il Giudice ha considerato “opportuna la trasmissione di copia del presente provvedimento (…) alla Procura della Repubblica in sede, competente al vaglio di eventuali responsabilità della Pubblica Amministrazione anche di rilievo penale per la sua omessa attività in materia di salute pubblica”. La lezione del Mugello insegna (nelle determinazioni assunte dalla Corte dei conti), e l’ordinanza emiliana appare confermare, che gli amministratori distratti, deboli o, peggio, sostenitori di un progetto deleterio per la salute dei cittadini e per le casse pubbliche possono essere chiamati a rispondere delle circostanze denunciate dai cittadini e accertate dalle diverse magistrature.

Signor Sindaco, molte volte Le abbiamo scritto documentandoLa sulla vicenda locale e nazionale della TAV, proponendo collaborazioni qualificate a titolo gratuito e suggerendo strategie praticabili ed economiche di sostanziale rinnovamento delle linee-guida amministrative ereditate dal passato, che hanno portato la nostra città in un vicolo cieco. Ad oggi non abbiamo però su questo tema riscontri convincenti di un effettivo cambiamento di rotta. Siamo arrivati al momento della verità, nel quale non vi sono più spazi per posizioni ambigue. La TAV che sta già incidendo, senza alcuna utilità trasportistica, il fragile tessuto urbano della città del fiore, è a nostro avviso il primo vero banco di prova del rinnovamento da Lei annunciato. Riteniamo che non ci sia da indugiare un minuto in più: senza neppure quella minima protezione rappresentata dall’Osservatorio ambientale previsto dall’Accordo procedimentale, il sindaco del Comune di Firenze, responsabile dell’Ente locale firmatario di quell’Accordo e della salute della popolazione amministrata tutta, può e deve – intanto – ritirare immediatamente il consenso e le autorizzazioni alla prosecuzione dell’opera.

La posta in gioco – Firenze! – è e resta enorme. Certo non basterebbe né a noi né alla città che il carrozzone-Osservatorio, dopo l’assunzione di impegno che Le chiediamo, venisse rimesso in piedi magari in fretta e furia, giusto per restituire una qualche patina di legittimità all’impresa. Per salvare Firenze non vediamo altra alternativa che rimettere in discussione questo malaugurato progetto di sottoattraversamento TAV. Ci permettiamo quindi di riproporLe con sentimento di urgenza la soluzione a nostro avviso più onorevole, ancora del tutto praticabile, e in ogni caso più economica e compatibile, che già Le trasmettemmo in allegato a una nostra lettera del 9 ottobre 2009, sotto il titolo “Nodo ferroviario di Firenze – che cosa è possibile e urgente fare”.

La attendiamo, signor Sindaco, alla prova dei fatti. Nel male e – ce lo auguriamo caldamente – nel bene, siamo determinati a mantenere sempre e comunque informata anche su questo punto la cittadinanza.  

Rispettosi saluti,

il vice presidente Pier Luigi Tossani

il presidente Girolamo Dell’Olio

 

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