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TAV a Bologna: si allarga sempre più il fronte della protesta

4 luglio 2010

E LIEVITA IL CONTO DEI RISARCIMENTI CHE I CITTADINI CHIEDONO ALLE FERROVIE PER I DANNI ALLA SALUTE E I RITARDI NEI LAVORI. MA GIÀ NEL ’99, A FIRENZE, SONO STATI INDIRIZZATI AI DECISORI DEL SOTTOATTRAVERSAMENTO 91 ATTI DI SIGNIFICAZIONE E DIFFIDA.

Dopo oltre un anno di iniziative comuni, il 1 luglio 2010 il Comitato bolognese di Via Carracci e l’Associazione ecologista fiorentina Idra hanno siglato a Bologna un protocollo di collaborazione per la “tutela dell’ambiente, della salute e della qualità della vita nelle città di Bologna e di Firenze colpite dai progetti TAV”.

Nella circostanza, la delegazione di Idra ha incontrato l’avv. Nicola Giudice, il legale che assiste i cittadini di Via Carracci nell’ambito delle class actions intraprese contro i responsabili del grave deterioramento delle condizioni di vita e della desertificazione delle attività economiche intorno al cantiere della stazione sotterranea TAV del capoluogo bolognese.

158 cittadini hanno aderito alla richiesta di adozione di un provvedimento di urgenza che miri ad attenuare il più possibile l’emissione delle polveri sottili, cresciuta in modo esponenziale con i cantieri TAV. È attualmente in corso la consulenza tecnica disposta dal giudice. Il ricorso, depositato ai primi di novembre del 2009, potrebbe raggiungere il proprio primo obiettivo il prossimo 14 ottobre, data fissata per il deposito della consulenza tecnica. Se verrà adottato il provvedimento richiesto, e riconosciuto il comportamento illegittimo e illecito da parte di RFI (committente) e Astaldi (esecutore dei lavori per la stazione sotterranea AV di Bologna), scatterà a ruota l’azione risarcitoria.

Ma altri 250 cittadini hanno chiesto di partecipare a questo giudizio sulle Pm10. Ed è partita anche per loro una causa per risarcimento del danno ambientale e del danno morale: due tipologie di offese collettive, che hanno colpito – e continuano a colpire – indistintamente tutti i cittadini.

Se la Cassazione ha stabilito che 5000 euro è il risarcimento minimo dovuto alle associazioni ambientaliste costituitesi parte civile (come è successo a Idra, al termine del primo grado del procedimento penale per i danni ambientali TAV in Mugello e a Sesto Fiorentino), il singolo cittadino – che soffre il danno in maniera diretta – ha certamente diritto a un risarcimento superiore, che l’avv. Giudice ha quantificato forfettariamente in 10.000 euro di danno ambientale a persona.

Quanto al danno morale, che è dovuto ad ogni parte lesa costretta a subire un fatto costituente reato, “siccome ogni superamento dei massimi previsto dalla normativa costituisce reato, per ogni reato ho chiesto – ha spiegato alla delegazione di Idra l’avv. Giudice – la modestissima somma di 100 euro”. Ma già solo nell’arco del triennio 2006-2009 si sono avuto oltre 500 sforamenti delle Pm10. Ciascun cittadino, dunque, rivendica un risarcimento di 100 euro per ciascuno dei 411 sforamenti attestati, detratti i 35 sforamenti annui tollerati dalla legge.

In conclusione, fra danno ambientale e danno morale, ogni cittadino residente dal 1 giugno 2006 nell’area della nuova costruenda stazione TAV di Bologna ha diritto – questa la richiesta dello Studio Giudice – a un risarcimento danni di oltre 50.000 euro.

Ma non basta.

Centinaia e centinaia di residenti hanno prenotato presso lo Studio legale Giudice un’ulteriore azione, legata al protrarsi dei lavori (ben oltre i 48 mesi annunciati), e tesa al conguaglio degli indennizzi riconosciuti dallo stesso “Protocollo Nodi” firmato da TAV SpA, e al riconoscimento del diritto agli indennizzi anche da parte di coloro che – non strettamente frontisti, e dunque esclusi da tale diritto nelle planimetrie del committente – sono stati e sono tuttavia altrettanto esposti ai danni da inquinamento atmosferico, acustico e vibrazioni.

È stato calcolato che RFI potrebbe avere in questo caso da indennizzare, qualora i lavori si protraessero – come è possibile – per altri 48 mesi, una cifra pari a circa 225 euro per mq di superficie delle abitazioni e dei fondi dei 530 frontisti riconosciuti tali (fra residenti e attività economiche), ed eventualmente degli altri numerosi residenti di cui venga riconosciuto il diritto risarcitorio.

 A Firenze ben 91 “atti di significazione e diffida” sono stati raccolti e trasmessi già nel febbraio del ’99 alle Amministrazioni che col loro assenso hanno concorso il mese successivo all’approvazione del progetto di sottoattraversamento. Si è trattato della prima efficace iniziativa di autotutela della cittadinanza, promossa da Idra: vi hanno aderito residenti di Via Vasco de Gama, Viale Lavagnini, Viale don Minzoni, Via Landino, Viale Milton, Via fra’ Bartolommeo, Viale Corsica, Via Pian dei Carpini. Considerato quanto si verifica oggi a Bologna, vorrà RFI esporsi anche a Firenze a una battaglia legale e a un salasso economico aggiuntivo di entità paragonabile o persino più cospicua? Vorrà il ministro delle Infrastrutture aggiungere al gravosissimo budget da destinare al sottoattraversamento del capoluogo toscano anche questa voce passiva, mentre infuria la crisi e si sottraggono le risorse al trasporto di massa su ferro?

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