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TAV IN VAL DI SUSA: POLITICA DI BANCAROTTA E SANGUE

20 febbraio 2010

IDRA DICE: NON È MAI TROPPO TARDI PER LEVARSI DAL BINARIO MORTO

La notte del 17 febbraio scorso la violenza fisica si è nuovamente e pesantemente scatenata in località Coldimosso presso Susa, replicando sostanzialmente gli eventi di Venaus quattro anni fa. Il contesto è sempre quello del durissimo, annoso confronto tra la popolazione della Val di Susa avversa al TAV Torino-Lione (gente che ha scrupolosamente documentato come la “grande  opera” sia inutile per l’Italia ancor prima che dannosa per la valle), e lo Stato che, nella quasi totalità delle sue articolazioni locali e centrale, la vuole invece imporre ad ogni costo poiché “non è possibile fermare il progresso e lo sviluppo”.

L’associazione ecologista fiorentina Idra, che da sempre segue attentamente la vicenda TAV piemontese, affine nei contenuti progettuali a quella toscana già vissuta in prima persona, nel porgere la sua solidarietà a tutte le persone rimaste ferite esprime due brevi considerazioni:

  • È necessario e urgente acquisire consapevolezza che la TAV italiana nasce non per risolvere problemi infrastrutturali, ma in un preciso contesto di spreco istituzionalizzato della spesa pubblica, secondo un modello che illude di promuovere l’economia, anzi di superare la crisi, investendo in ‘grandi opere’ che accentuano la divaricazione sociale, immobilizzano capitali pubblici spropositati in cambio di posti di lavoro scarsi e di benefìci selettivi, lontani e improbabili, depredano le ultime risorse naturali disponibili e sfigurano il Bel Paese in nome di una concezione del progresso ferma all’Ottocento. Ma gli scricchiolii sinistri provenienti da questo sistema, ormai giunto al capolinea, sono sempre più udibili: dopo la Grecia, non pensiamo passerà molto tempo prima che la prospettiva del crack Argentina-style si manifesti anche in Italia. La TAV non fa altro che avvicinare questo momento. Sarebbe un vero peccato, perché le alternative a questa politica non mancano..: liberare le energie creative presenti nella comunità, oggi compresse dallo Stato dissipatore, dovrebbe essere il primo passo.
  • E’ particolarmente triste constatare come – da sempre – questo tipo di politica metta uno contro l’altro il popolo che è nelle forze nell’ordine contro il resto del popolo. E i lavoratori delle “grandi opere inutili” contro il resto dei lavoratori. Ciascuno rifletta sulle proprie responsabilità.
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